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Anni ‘90

All’alba degli anni ’90, i PC ed i Mac sono ormai molto vicini alla caratteristiche hw/sw dell’Amiga e Commodore anticipa la presentazione del nuovo Amiga 3000, con il microprocessore Motorola 68030 (completamente a 32bit), interfaccia SCSI e grafica ad alta risoluzione non interlacciata.
Anche AmigaOS viene rinnovato, raggiungendo la versione 2.04. In particolare Workbench ha un nuovo look, è più semplice da utilizzare e si rivela moto più performante.

Due elementi fanno dell’Amiga un sistema “cross-area”: la famosa scheda video Toaster, per il rendering 3D , e il software Lightwave 3D, entrambi prodotti da  Newtek. Grazie ad essi l'Amiga spadroneggia in campi come: la musica (viene prodotto il primo video musicale interamente in computer-grafica), il cinema (si pensi agli effetti di Jurassic Park, Star Trek ed altri colossal) nonché la televisione (gli effetti della serie di telefilm "Babylon 5" sono realizzati totalmente con Amiga, così come quelli di "Sea Quest").

Sul versante home, nel 1991 viene lanciato l’ Amiga 600, pensato come naturale erede dell'Amiga 500, ancora dotato del Motorola 68000, ma aggiornato con il chipset ECS ed 1 Mb di Ram. Vengono aggiunte anche delle uscite RF e video composito, e, per la prima volta, un controller IDE (per Hard Disk da 2 1/2") e uno slot PCMCIA integrati on-board. Sul finire dello stesso anno viene rilasciata un’edizione con hard-disk integrato e fa la sua apparizione l'A570, un lettore CD-ROM collegabile sia all'Amiga 600 che al 500.

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Amiga 600

A meno di un anno di distanza, l'11 Settembre 1992, al World of Commodore Show di Pasadena (California), Commodore presenta l’Amiga 4000 dotato del nuovo chip-set AGA (Advanced Graphics Architecture) , probabilmente l’innovazione più importante dal primo modello Amiga.

AGA permette di visualizzare 256 colori in alta risoluzione scelti tra i 16.777.216 possibili (24-bit) ed è in grado di accedere alla memoria fast-page a 32bit, garantendo performance decisamente superiore rispetto al vecchio ECS. Anche il blitter dell'AGA (a 16 bit) è molto più veloce, consentendo così di gestire molta più grafica simultaneamente.

Durante il WCS, la società annuncia, inoltre, il rilascio della versione 3.0 del sistema operativo AmigaOS e il lancio di AmigaVision, un sistema di Authoring professionale. AmigaOS 3 viene corredato di nuovi sottomoduli come i datatypes, e dei moduli di localizzazione, che permettono al sistema operativo, ed ai programmi che lo utilizzano, di essere multi-lingua. Amiga Dos 3, include Cross-Dos di default (una commodity per la lettura/scrittura di dischetti PC) e supporta tutte le nuove modalità grafiche AGA. Fa la propria apparizione anche il nuovo filesystem, il DCFS (Directory Caching File-System) e l'Installer per l'installazione guidata e automatizzata dei pacchetti software.

Workbench 3 ha finalmente un desktop personalizzabile e prevede persino l'impostazione di uno sfondo grafico all'interno delle finestre. I nuovi sistemi vengono forniti con Multiview che consente la visualizzazione dei dati sfruttando i datatypes (formati audio, video mpeg e grafici quali postscript, jpeg, gif ecc).

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Depliant Amiga 1200

La commercializzazione del nuovo microcalcolatore comincia verso la fine dell’anno con il modello 4000/040 (simile come design e target di mercato all'Amiga 2000/3000), venduto a circa 3.700$. L’Amiga 4000/040 dispone di un controller IDE (e non più di quello SCSI), del Motorola 68040 (disponibile con velocità di 25/33/40 Mhz), di 4Mb di Ram (SIMM), di un lettore floppy HD e di un Hard-Disk "Segate ST3144A da 3.5" da 120MB.

In un secondo momento, Commodore lancia anche l'Amiga 4000/68030 a 25Mhz, più economico ma comunque espandibile.

Entrambi i modelli hanno pre-installato sul disco il nuovo AmigaOS 3.0, allocato in una partizione specifica da 8Mb, lasciando così 112 Mb a disposizione dell’utente.

L’aggiornamento della soluzione Home arriva a natale inoltrato con l'Amiga 1200, simile come design all'Amiga 600, ma basato sul Motorola 68EC020 interamente a 32 Bit (14 MHz), chipset AGA,  2 Mb di Ram integrati, controller IDE e slot PCMCIA e, ovviamente, l'AmigaOS 3.0.

Nel frattempo, nel settore ludico le nuove console a 16 bit, Sega Mega Drive e Super Nintendo in primis, stanno conoscendo una fortissima espansione. Commodore tenta allora di ristabilire gli equilibri presentando, un po’ a sorpresa, la prima console a 32 Bit della storia, l’Amiga CD32.

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Amiga CD32

In realtà CD32 non è altro che un Amiga 1200 AGA re-ingegnerizzato e dotato di CD-ROM a doppia velocità (2X), ma senza tastiera e drive interno. La controprova di ciò arriva nel 1993 quando CBM rilascia una periferica chiamata SX-1 in grado di trasformare il CD32 in una Amiga 1200 (sostanzialmente un KIT contenente tastiera, floppy e sistema operativo).
Il chip grafico è, però, leggermente diverso da quello AGA standard: si tratta di "AKIKO", in grado di convertire la grafica da "Bitmap" (tipica dei PC e delle console) a "Planar" (tipica dell'Amiga). Il chip viene introdotto per semplificare le operazioni di conversione dei giochi per PC (in forte ascesa) all'Amiga CD32.

In modo non propriamente voluto, CD32 concretizza, dopo un decennio, il progetto originale dei fondatori dell’”Hi-Toro”, ma come l’Amiga CDTV viene praticamente snobbato dal mercato, nonostante gli aspetti altamente innovativi per il settore di riferimento. Si pensi che in Italia Commodore vendette solo 15.000 unità.

Tale insuccesso fu dovuto, in larga parte, al fatto che i giochi disponibili per il CD32 erano molto simili, se non identici (a parte qualche miglioria grafica), a quelli prodotti  per l’Amiga 500. In più il costo era paragonabile a quello dell’Amiga 1200 (400-500$) che venne preferito dagli acquirenti.