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Il Microprocessore: evoluzione

Federico Faggin, padre del primo microprocessoreI microprocessori della prima generazione venivano progettati con tecnologia PMOS (MOS tipo p) e quindi, anche se presentavano il vantaggio del basso costo, non rappresentavano circuiti rapidi e non erano compatibili con i circuiti TLL, che all'epoca erano i più comuni.

Nel 1971 la Intel commercializzò il primo microprocessore, il 4004, realizzato riprendendo parte del progetto di una calcolatrice tascabile. Esso aveva una capacità di indirizzamento molto limitata ed era piuttosto lento. La prima generazione di microprocessori fu quella commercializzata tra il 1971 e il 1973. Tra questi va citato l'8080, il primo a 8 bit realizzato dalla Intel.

A partire dal 1973 comparve la seconda generazione di microprocessori, prodotti con le più avanzate tecnologie NMOS (MOS di tipo n). I circuiti NMOS sono più veloci dei PMOS, hanno un livello di integrazione maggiore, e inoltre sono compatibili con i circuiti TLL.

Tra essi i più noti sono lo Z80 della Zilog, i 6800 e 6809 della Motorola e l'alternativa Intel costituita dall'8085. L'inserimento dei microprocessori nei personal computer, ha fatto sì che tali circuiti fossero prodotti in grandi quantità, rendendoli più economici.

Nel 1978 sono apparsi i microprocessori a 16 bit, che costituiscono la terza generazione di questo tipo di circuiti. Sul mercato vennero commercializzati l'8086 Intel (1978) con un rendimento dieci volte superiore all'8085, lo Z8000 Zilog (1979) e l'MC68000 Motorola (1980). Quest'ultimo microprocessore, considerato a 16 bit, presenta un'architettura interna e alcune prestazioni da 32 bit. Quando nel 1978 la INTEL ha immesso sul mercato il microprocessore 8086 a 16 bit non poteva immaginare il successo che questo nuovo chip avrebbe incontrato. L'anno dopo la INTEL presentò l'8088 che, con lo stesso insieme di istruzioni e la medesima architettura interna a 16 bit dell'8086, aveva però un bus di dati esterni a 8 bit. Tale bus con minor numero di linee diminuiva le prestazioni del microprocessore quanto a velocità, ma era più adeguato alle memorie e ai circuiti di I/O sviluppati all'epoca. Il trionfo dell'8088 si ebbe quando la IBM scelse tale microprocessore per i suoi PC. Il successo di vendita dei PC portò allo sviluppo di software con molteplici applicazioni in molti campi. Questo fu talmente importante da determinare il fatto che uno dei principali obiettivi dei microprocessori sviluppati successivamente dalla Intel fosse quello di essere compatibili a livello di software, in modo da poter eseguire qualsiasi programma realizzato per funzionare con 8086/8088.

Benché dall'inizio degli anni '80 cominciassero a essere commercializzati microprocessori con architettura a bus di dati a 32 bit, fu soltanto nel 1985, con la comparsa degli MC68020 e MC68030 Motorola e dei 80386 e 80486 Intel, che si cominciò a parlare di quarta generazione di microprocessori. Tali circuiti, realizzati con tecnologie CMOS (MOS complementare) consentono di lavorare a frequenze superiori a 50 MHz, con un consumo di energia molto ridotto.

 

1971: microprocessore 4004

i4004Il primo microprocessore per suo generico nasce grazie al genio di un italiano: il fisico Federico Faggin che, in Intel, lavora insieme gli ingegneri americani Marcian Edward Hoff Jr. e Stanley Maze per il progetto commissionato dalla giapponese BusiCom, interessata ad un sistema elettronico per la sua nuova calcolatrice da tavolo. I tre tecnici riprogettano l’intero circuito computazionale in modo da essere contenuto in un unico chip e  nel 1971 nasce l’Intel 4004,  il primo microprocessore della storia. In realtà viene realizzata la famiglia di chip  MCS-4, composta, oltre dal 4004 a 4bit, anche dal 4001 (ROM), dal 4002 (RAM) e dal 4003 (Shift Register).

Nasce il primo dispositivo programmabile e controllabile tramite un linguaggio di programmazione in grado di soddisfare le necessità di elaborazione più disparate. Il 4004 era dotato di registri capaci di gestire 4 bit alla volta.

 

1972: microprocessore 8008

i8008Il 4004 era in grado di operare esclusivamente con cifre numeriche, ma per generalizzare l'uso del processore era necessario aumentare le dimensioni dei registri per poter trattare tutti i caratteri alfanumerici e di punteggiatura. Con sei bit era possibile rappresentare tutti i caratteri alfanumerici, ma non i vari caratteri di punteggiatura. L'emergere contemporaneo del byte a otto bit quale standard di codifica dei dati digitali favorì la scelta di questo formato quale dimensione del registro del nuovo microprocessore.

L'8008 a otto bit fu protagonista dei primi tentativi di costruzione di microcomputer: secondo la rivista Radio Electronics un hobbista di informatica, Don Lancaster, utilizzò l'8008 per creare un predecessore del primo personal computer, un dispositivo che Radio Electronics soprannominò "macchina per scrivere con TV".

 

1974: microprocessore 8080

i8080Il processore 8080, versione migliorata del 8008 in grado di gestire un numero maggiore di istruzioni, diventò il cervello del primo personal computer, l'Altair. Gli hobbisti di informatica potevano acquistare un kit per l'Altair al prezzo di 395 dollari. In pochi mesi, ne furono vendute decine di migliaia, dando luogo ai primi arretrati di ordinativi di PC nella storia.

A questo punto alcuni collaboratori di Hoff lasciarono la Intel per fondare la compagnia Zilog Corporation, che produsse un'ulteriore evoluzione dell'8080: lo Z80.

Intel nel frattempo realizzò l'8085, studiato per funzionare con un'unica alimentazione a 5 volt. Si entra nella seconda generazione. La sua architettura, ancora oggi oggetto di studio nelle università, prevedeva la presenza di unità di input/output e la capacità di gestire le interruzioni a livello di vettori.

 

1978: microprocessore 8086

i8086Appartiene alla terza generazione di microprocessori: la dimensione dei registri raddoppia ulteriormente e si entra nell'era dei 16 bit. Il guadagno in termini di prestazioni risulta essere così dieci volte maggiore rispetto a quello dell'8080. Attraverso un bus dei dati di 20 bit è in grado di indirizzare direttamente un Mb di memoria, una quantità pressoché infinita per quei tempi.

La novità apportata dal processore era l'utilizzo della memoria in modo segmentato. Attraverso questo metodo si definisce la memoria in segmenti e il processore vi accede mediante il formato seg:disp, dove il valore di seg è collegato alla posizione di memoria fisica in cui ha inizio il segmento, mentre il valore disp indica il displacement della suddetta posizione di memoria all'inizio del segmento precedente. Per chiarire con un esempio, la distanza 4500 metri può essere espressa nel valore assoluto 4500 o con la notazione 4:500, in cui 4 sarebbe la distanza in chilometri, mentre 500 sarebbero i metri a partire dal quarto chilometro. Allo stesso modo, un indirizzo fisico può essere definito dall'indirizzo di inizio del segmento + il relativo displacement. Questo metodo permette di supportare la rilocazione dei programmi, ovvero la possibilità che un programma possa essere eseguito in un qualunque segmento o zona di memoria, senza fare altro che cambiare il valore del registro del segmento.

 

1979: microprocessore 8088

i8088Rappresenta un passo indietro nell'evoluzione: mantiene il set di istruzioni e le dimensioni dei registri dell'8086, ma il bus dei dati è ridotto a otto bit, contro i sedici del processore precedente. Questa operazione è stata fatta per rendere l'8088 compatibile con gli adattatori hardware in commercio e per poter impiegare chip di supporto economici e facilmente reperibili nei primi personal computer.

Il processore 8088 diventò quindi il cervello del nuovo prodotto di punta dell'IBM: l'IBM PC. La struttura a 16 bit pose il personal di Big Blue in posizione di vantaggio rispetto agli altri microcomputer, completamente a otto bit. Più tardi l'IBM realizzerà la linea di personal PS/2, basata sul più potente processore 8086.

Il successo del processore 8088 comportò l'inserimento di Intel nelle classifiche di Fortune 500, e la rivista Fortune definì questa società uno dei trionfi aziendali degli anni settanta.

Il passaggio dai microprocessori a 8 bit ai microprocessori a 16 bit non va solamente visto come un'evoluzione quantitativa delle potenzialità dei microprocessori ma come evoluzione qualitativa nel tentativo di ricreare le potenzialità dei primi minicomputer e mainframe in un personal computer.

Le limitazioni di un processore a 8 bit erano del resto chiarissime, non potendo questo gestire, se non con innaturali paginazioni, memorie superiori a 64 K ed era limitato dalla dimensione dei suoi registri nell'esecuzione di operazioni su insiemi di dati complessi, in special modo nell'ambio delle operazioni matematiche.

 

1982: microprocessore 80286

i80286Dopo l'80186 e l'80188, venne commercializzato nel tardo 1982 il processore 286, che rappresentò una vera e propria rivoluzione nel mondo personal. Fu il primo processore completamente a 16 bit, in grado cioè di accedere a due byte di memoria consecutivi in un'unica operazione.

Tra le nuove caratteristiche, cinque nuovi registri per la gestione della memoria in modalità multitasking e la possibilità, per mantenere la compatibilità verso il basso, di poter lavorare in modalità reale o protetta. Nella prima modalità si comporta come l'8086 e non utilizza i nuovi registri: è compatibile con il suo predecessore, col vantaggio di essere molto più veloce. Nella modalità protetta consente il multitasking e la protezione tra task e memoria virtuale. La modalità protetta non ebbe inizialmente successo: le applicazioni per 8086 esistenti non erano compatibili e solo nel 1987 verrà sviluppato l'OS/2, un sistema operativo in grado di operare in modalità protetta.

La frequenza di clock inizialmente era di 6 MHz, divenne presto otto, quindi dieci e poi 12 nel 1984. Negli anni successivi, usciranno versioni a 16 e persino a 20 MHz.

Secondo alcune stime, entro 6 anni dall'introduzione del processore 286, i personal computer basati su questo processore erano 15 milioni in tutto il mondo. Con il 286, il PC esce dalla categoria dei sistemi batch (sistemi che eseguono vari lavori in sequenza) per entrare a fare parte dei sistemi multitasking (sistemi nei quali i processi possono avanzare in parallelo).

 

1985: microprocessore 80386

i80386Con questo processore si realizza un ulteriore passo avanti: raddoppiano la dimensione dei registri e del bus dei dati, portati a 32 bit reali. Questo fa sì che si possano eseguire istruzioni con numeri maggiori come operandi.

E' in grado di eseguire tutte le istruzioni dei chip precedenti, ma li sorpassa in termini di prestazioni. I primi chip operavano a frequenze di 12,5 e 16 MHz; nel tardo 1986 venne commercializzata la versione a 20 MHz, seguita due anni dopo da quella a 25 MHz. Nel 1989 arrivarono i "mostri" a 33 MHz.

L'80386 può lavorare in tre differenti modalità: reale, protetta e virtuale 86. Nella prima modalità lavora come un 8086, ma è decisamente più veloce. In modalità protetta lavora come l'80286, consentendo il multitasking, la protezione e la gestione della memoria virtuale, consentendo però anche la paginazione. Per ridurre la frammentazione in memoria e per poter allocare processi che non potrebbero essere caricati a meno di non ricorrere alla riconfigurazione della memoria, si suddivide la memoria centrale in pagine, nelle quali allocare le parti logiche del processo. Le pagine sono di dimensioni fisse, ad esempio 4 K o una qualche potenza del 2. La modalità virtuale 86 permette di inizializzare un numero indefinito di macchine virtuali in esecuzione in modalità reale, assegnando a ciascun processo 1 Mb di memoria e una copia del DOS, come se si trattasse di un elaboratore 8086. Ogni macchina virtuale è in grado di gestire autonomamente un applicativo, mantenendolo isolato dalle altre istanze. In questo modo, un programma viene eseguito come accadrebbe con l'8086, ma senza perdere i vantaggi della modalità protetta: anche se un processo si blocca, rimangono attivi il multitasking e i meccanismi di protezione e non si ferma tutto l'elaboratore.

Gli analisti avevano previsto che il processore non avrebbe avuto un mercato di largo consumo e ne prevedevano un uso limitato ad architetti e scienziati. Per soddisfare l'utenza, non disposta a pagare l'alto prezzo del processore, che in Italia nel 1984 costava circa 800 mila lire, l'Intel commercializzerà dal 1988 la serie 80386sx, con un clock interno a 16 bit, come gli 8086. Successivamente, la versione originale dell'80386 verrà commercializzata con la sigla dx.

 

1989: microprocessore 80486

i80486E' un 80386 al quale viene affiancato, in un unico chip, il coprocessore 80387, dato che integra al suo interno molte di quelle parti che erano considerate moduli aggiuntivi nei microprocessori precedenti; moduli come il coprocessore matematico, appunto, o come la memoria cache.

L'Intel, pur tenendo in considerazione la compatibilità con i processori precedenti, modifica leggermente l'architettura e per la prima volta implementa delle routine Risc nella progettazione, ottenendo una diminuzione del tempo di esecuzione delle singole istruzioni a parità di frequenza di clock. Inoltre, la nuova tecnologia costruttiva permette di realizzare le comunicazioni verso l'esterno a 33 MHz evitando problemi di compatibilità con circuiterie non modernissime, mentre la velocità interna di elaborazione è di 66 MHz.

Grazie alla differente tecnologia, a parità di clock ha prestazioni da due a tre volte superiori rispetto a quelle dell'80386 e nel coprocessore matematico c'è un aumento delle prestazioni superiore al cinquanta per cento.

Il processore originale lavorava a 25 MHz, ma anche per il 486 venne adottata la stessa strategia per il processore precedente: un paio di anni più tardi uscì una versione senza coprocessore matematico (80486sx), meno potente ma meno costosa. La versione 80486dx aveva una frequenza di 33 MHz, seguita in poco tempo dall'80486dx2 (con clock a 50 MHz) e dalla versione a 66 MHz. Anche con il sopraggiungere della tecnologia Pentium, la Intel continuò la produzione dei chip 486, giungendo nel 1995 alla versione 80486dx4 con clock a 100 MHz, in grado di rivaleggiare con un Pentium a 66 MHz.

 

1993: processore Pentium

ipentiumLe caratteristiche principali sono rappresentate dalla presenza di registri a 64 bit, dalla capacità di eseguire più di una istruzione per clock, dalla notevole presenza del coprocessore matematico. Il processore, cinque volte più potente di un 486 a 25 MHz, incorpora una tecnologia che permette di miniaturizzare in un solo chip ben 3,1 milioni di transistor, rispetto al milione utilizzato nel 486.

Il Pentium è dotato di due cache aggiuntive da 8 Kb, una per il codice e una per i dati. La doppia cache incorporata rende il processore più efficiente nell'elaborazione.

La predisposizione alle operazioni di risparmio energetico permette di razionalizzare il consumo elettrico e di aggiungere ulteriori funzioni di sicurezza.

Nel 1994 viene introdotto il Pentium a 90 MHz, che funziona a 3,3 volt anziché a cinque tipici delle CPU 80x86. L'anno successivo escono processore con frequenze a clock 75, 90 e 100 MHz. A distanza di poco tempo, le CPU arrivano ad una capacità di elaborazione a 120 e 133 MHz, mentre nel 1996 escono i modelli a 150, 166 e 200 MHz. Nel 1994, un insegnante universitario scopre che il Pentium genera in certe situazioni risultati errati nei calcoli in virgola mobile.

 

1995: processore Pentium Pro

ipentiumproPresentato nell'autunno del 1995, il processore Pentium Pro è stato progettato per potenziare le applicazioni a 32 bit a livello di workstation e di server, in quanto consente di effettuare operazioni veloci di CAD, ingegneria meccanica e calcolo scientifico. Ogni processore Pentium Pro viene fornito insieme ad un secondo chip di memoria cache per il potenziamento della velocità. Il potente processore Pentium Pro vanta 5,5 milioni di transistor; la velocità minima dei modelli é di 150 MHz.

 

 



1997: processore Pentium II

ipentium2Costruito con la tecnologia a 0,35 micron (la dimensione massima di un singolo transistor nel processore), il processore Pentium II conta 7,5 milioni di transistor. Incorpora la tecnologia MMX di Intel, progettata specificamente per l'elaborazione efficiente di dati video, audio e grafici. Viene fornito con un chip di memoria cache ad alta velocità in una innovativa cartuccia S.E.C. (Single Edge Contact), collegata alla scheda madre tramite un connettore che presenta una singola estremità anziché una serie di pin.

Il bus di sistema è passato dai 66 MHz, per le versioni con frequenze dai 233 ai 333 MHz, ai 100 MHz per versioni fino ai 450 MHz. Il Pentium II raggiunge la velocità di 450 MHz nell'estate 1998.

Le prime versioni del processore, nome in codice Klamath, sono state prodotte con la tecnologia a 0,35 micron. Gli ultimi modelli del Pentium II (con frequenze superiori ai 333 MHz), nome in codice Deschutes, sono stati prodotti con la tecnologia a 0,25 micron. Il Deschutes consente così, grazie alle ridotte dimensioni, un minore consumo energetico, minore surriscaldamento e quindi maggiore velocità. Esistono due versioni di Deschutes per portatili, a 300 e 366 MHz.

L'introduzione del Pentium II ha comportato però la drastica modifica della struttura delle schede madri, che devono essere in grado di ospitare l'alloggiamento del processore: uno slot invece del classico zoccolo, e i nuovi moduli per la memoria RAM, da 72 contatti (Simm) ai dieci volte più veloci moduli a 168 contatti (Dimm).

Alternative meno costose, rappresentate da AMD e Cyrix, come il K6 e il 6X86MX, hanno sottratto alla Intel una porzione significativa del mercato dei microprocessori rispetto agli anni passati e Intel comincia ora a sentire la competizione. Per riprendere i segmenti di mercato persi, Intel sta realizzando processori derivati dal Pentium II, a basso prezzo. Si chiamano Celeron e sono specifici per il mercato dei PC sotto i 1200 dollari. Esistono due versioni del Celeron, chiamate Covington e Mendocino. Sono basati sulla tecnologia a 0,25 micron, la stessa utilizzata nelle versioni Deschutes del Pentium II. Il Covington è stato il primo ad essere commercializzato ed è attualmente disponibile nelle versioni a 266 e 300 MHz. Non ha la doppia memoria cache integrata e per questo ha prestazioni minori rispetto al Pentium II, ma il prezzo, intorno ai 100 dollari (i costi di produzione sono intorno ai 40 dollari), è molto allettante. Il 24 agosto 1998, insieme al Pentium II 450, è stato introdotto il nuovo Celeron, Mendocino, a 300A e 333 MHz. Il nuovo processore offre significative migliorie, mantenendo un prezzo molto abbordabile. La differenza principale con l’altro Celeron è data dalla presenza nel Mendocino della cache di secondo livello da 128 Kb. Questa porta prestazioni più elevate, avvicinandole molto al "papà" Pentium II. Il Celeron originale conteneva 7,5 milioni di transistor, mentre il Mendocino ne contiene 19 milioni. Rispetto al Covington, le prestazioni del nuovo modello aumentano circa del 40%, mentre rispetto ai concorrenti K6 e simili, il Celeron offre prestazioni leggermente minori, ma adeguate al prezzo che viene proposto. Inoltre, si tratta di una scelta preferibile ai prodotti AMD e Cyrix per l’elevata compatibilità con giochi, applicazioni e hardware disponibili.

 

1999: processore Pentium III

ipentium3Si tratta di un potentissimo motore 3D per applicazioni grafiche e multimediali alla frequenza di debutto di 500 MHz (esiste anche una versione più economica a 450 MHz). Il modello tocca oggi i 550 MHz, ma entro la fine dell'anno dovrebbe salire a 700 o 800 MHz, insieme alla tecnologia Agp 4x e al bus da 133 MHz.

Il processore, compatibile con il parco di applicazioni esistenti, riunisce in sé le caratteristiche migliori dei modelli precedenti. Le novità introdotte dal processore non consistono sono in un incremento di frequenza ma riguardano ottimizzazioni apportate all'architettura interna. La principale innovazione riguarda la tecnologia SSE (Streaming SIMD Extension), settanta nuove istruzioni che permettono di svolgere calcoli più accurati e più complessi, fino a quattro volte più veloci rispetto al Pentium II.

La campagna pubblicitaria insiste molto sul fatto che il Pentium III è un processore studiato per la Rete: in realtà, il processore non velocizza il collegamento, che dipenderà sempre dal modem e dalla linea, ma adotta nuove funzioni matematiche che permettono di ridurre la quantità di dati da scaricare. Ad esempio, per vedere un filmato on line, era necessario scaricarlo tutto; con il Pentium III, invece, basterà scaricare il primo e l'ultimo fotogramma dell'animazione insieme alla descrizione matematica del movimento nei fotogrammi intermedi: il processore ricostruirà il filmato con un risparmio in termini di dati scaricati.

Il Pentium III, oltre alle lodi, ha ricevuto anche numerose critiche. In particolare, ha sollevato grandi polemiche l'introduzione di un codice identificativo inserito elettronicamente nel processore e attivabile via software.

Con l'introduzione di un numero di serie, il Psn (Processor serial number), si potrà seguire la storia di ogni processore, dalla produzione alla vendita all'utente finale, sarà possibile l'aggiornamento dei programmi dalla rete o limitare l'accesso a certi siti considerati non adatti ai minori. Se nelle intenzioni di Intel dovrebbe servire a proteggere gli acquirenti della Rete, rendendo sicure le transazioni commerciali, d'altra parte può essere visto come uno strumento di controllo dell'utente, che permette alle aziende di conoscere nel dettaglio i nostri interessi e i nostri gusti. Infatti, se un sito Internet riesce ad identificare un processore, e quindi un utente, è possibile seguirne i movimenti attraverso la Ragnatela, violandone la privacy. Le polemiche hanno costretto la Intel a vendere il processore con il Psn disattivato, lasciando all'utente la possibilità di attivarlo.

Nell'aprile 98, è giunta la notizia che il numero di serie, pubblicizzato come strumento per la sicurezza dei dati su Internet, è già stato violato dagli hacker, che sono in grado di accedere al terminale collegato per leggerne liberamente informazioni che dovrebbero essere riservate e sicure.

 

2000: processore Pentium 4

ipentium4Il Pentium 4 è il processore di settima generazione prodotto dalla Intel, la più grande azienda al mondo nel campo dei processori. Il Pentium 4 rappresentava la prima grande evoluzione della casa americana dopo il Pentium Pro presentando un'architettura completamente rivista (Netburst) e obiettivi molto ambiziosi: tra questi quello di raggiungere frequenze di clock molto elevate (si parlò prima di 10GHz, poi di 4GHz). Infatti il Pentium 4 verrà probabilmente ricordato come il processore con cui si è avviata, e conclusa, la corsa al GHz: purtroppo i proclami non poterono essere mantenuti, a causa di problemi di surriscaldamento che sorgevano ad frequenze elevate; la massima frequenza raggiunta dai Pentium 4 fu 3.8 GHz, e probabilmente questo rappresenta un dei maggiori insuccessi della Intel. A parte questo il Pentium 4 è stato protagonista di una grande evoluzione nella potenza di calcolo, grazie anche alle nuove tecnologie che ha introdotto, come un FSB più veloce, le funzioni SSE2 e Hyperthreading. Nei vari anni di onorato servizio sono usciti diversi modelli, con nomi come Willamette, Northwood, Extreme, Prescott, ognuno con migliorie rispetto a quelli precedenti. 

 

2005: processore Pentium D

ipentiumdIl Pentium D è stato il primo processore dual core prodotto da Intel ed era dedicato al settore Desktop. Nella sua prima versione era basato sul core Smithfield, che venne poi sostituito dalla propria evoluzione, Presler.
Il Pentium D inoltre, fu il primo processore che supportava il DCTP-IP, tecnologia necessaria al Digital rights management.[1]
La sua caratteristica principale risiedeva appunto nel fatto di essere il primo processore dual core commercializzato da Intel, e il suo lancio venne seguito dopo solo pochi giorni da quello dell'Athlon 64 X2 prodotto da AMD. In realtà il Pentium D non fu il primo microprocessore dual core arrivato sul mercato: già IBM con i suoi PowerPC aveva raggiunto questo traguardo un paio di anni prima, e altri produttori avevano seguito la sua strada, ma l'avvento del Pentium D segnò comunque un'epoca, in quanto praticamente solo Intel e AMD si contendono la grossa fetta del mercato di massa dei microprocessori.

 

 

2006: processore Core2Duo

icore2duoCore 2 Duo è il nome commerciale di una serie di microprocessori x86 di ottava generazione sviluppati da Intel, presentati il 27 luglio 2006.
A differenza di quanto accaduto in passato, Intel ha deciso di raggruppare sotto il nome di Core 2 Duo diversi processori (i primi esponenti sono Merom e Conroe) destinati a diversi settori di mercato. Per la prima volta infatti sia il mercato dei sistemi portatili che dei sistemi desktop si basano su un unico processore.
Nella versione desktop Core 2 Duo è il successore del Pentium D Presler, mentre nell'ambito mobile è il successore del Core Duo Yonah.
La nuova architettura, comune anche al fratello maggiore Core 2 Extreme, deriva in parte da quella del Pentium M e più specificatamente da quella del suo primo successore dual core, il Core Duo Yonah. Intel comunque ha dichiarato che le innovazioni apportate con Core 2 Duo sono diverse, di conseguenza l'azienda vuole proporla come un'architettura completamente nuova denominata Intel Core Microarchitecture (o P8), e viene identificata come successore della precedente architettura NetBurst (o P7).
L'introduzione del Core 2 Duo, inoltre, ha segnato nella gamma Intel l'abbandono del nome storico "Pentium" per la fascia alta del mercato, per la prima volta dal 1993, relegandolo alla fascia medio/bassa.

 

2010: processori iSeries

iiseriesNel 2010 Intel ha completato la famiglia di processore Intel Core, basata sulla tecnologia Nehalem, novella microarchitettura dei processori che supera largamente in performance la precedente tecnologia Penryn.
Intel abbandona la classica numerazione basata sul numero di core del processore (Core Duo, 2 Duo e Quad-Core) optando per una semplificata numerazione in base alle performance: i3 è meno potente, destinato quindi a sistemi mobile o entry-level, i5 è di livello medio mentre i7 è il processore di massimo profilo.
La novità dei Core è la posiibilità di utilizzare la tecnologia Hyper-Multi-Threading: ovvero, ciascun Core può gestire due thread, in modo tale da raddoppiare il numero di operazioni eseguite dai core.