| BeInc e BeOS |
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Nel Settembre del 1990 Jean-Louis Gassée, per 9 anni presidente del settore R&D di Apple e Steve Sakoman, direttore dello sviluppo delle CPU e delle linee di produzione di Apple II, Macintosh e Newton, lasciano la casa di Cupertino per realizzare un nuovo sistema che fidelizzi gli utilizzatori, un po’ sulla falsa riga di Amiga. L’idea è quella di creare un prodotto innovativo e fortemente multimediale come mai visto fino ad allora. Si racconta che il nome “Be” sia nato per “stanchezza”. Infatti Gassée aveva proposto “United Technoids Inc.”, ma Sakoman non era convinto e propose di cercare ispirazione nel dizionario. Qualche giorno dopo, Jean-Louis chiese a Steve cosa aveva trovato, e come risposta ottenne: “… per la stanchezza mi sono fermato alla lettera B!”. I due concordarono che “Be” aveva un suono orecchiabile e decisero adottarlo come nome della la società che, ufficialmente, fu fondata nell’Ottobre del 1990 con sede a Menlo Park in California, a Parigi per l’Europa e a Tokyo per l'Asia.
La BeBoxAd un anno dalla fondazione è pronto il primo prototipo di computer Be, chiamato Be-1 e successivamente BeBox, basato su processore Hobbit RISC dell’AT&T (lo stesso dei primi prototipi dello Newton di Apple). L’Hobbit fu preferito all’ 80386 di Intel per il minor costo: il rapporto era di circa 10 a 1 in sfavore della cpu Intel, ovvero 300$ contro 35$. Alcuni mesi dopo, sul finire del 1991, Sakoman termina il secondo prototipo contenente cinque processori Hobbit e tre 3210 DSP per la gestione del video, dell’audio e dell’ input/output. La roadmap è ancora lunga e continua per altri tre anni durante i quali Be è costretta a rivedere radicalmente l’architettura iniziale per abbracciare i processori PowerPc (603), dopo che AT&T decide di bloccarne la produzione per lo scarso successo ottenuto. Inizialmente, per ovviare al problema, viene realizzato un adattatore che permette di montare le CPU PowerPC sull’hardware esistente e consentire, così, una migrazione “morbida” verso la nuova architettura specifica disegnata da Joe Palmer.
BeBox Nell'ottobre del 1995, dopo ben 5 anni, viene presentata al pubblico la BeBox insieme ad una versione embrionale del sistema operativo BeOS, generando un grande interesse tra utenti e sviluppatori, tanto da meritarsi l’appellativo di “Nuovo Amiga”. La versione presentata contiene due processori PowerPC 603 a 66Mhz (o 603e a 133 Mhz) della Motorola. Nonostante l’interesse iniziale, la BeBox a livello commerciale fu un fallimento, principalmente per due fattori:
Nel gennaio 1997 la società interrompe la produzione hardware per concentrare i suoi sforzi su BeOS ripensato per l’hardware Apple. BeOS diventa maturoDurante il MacWorld dell'agosto 1996 viene mostrato, per la prima volta al pubblico, il sistema operativo BeOS (vers. DR 7/DR.8) funzionante su un Power Macintosh.
BeOS DR8 La stessa Apple resta impressionata dal sistema tant’è che, per superare la grave crisi in cui era precipitata, avvicina Be inc. con l’intenzione di acquisirla completamente e fare di BeOS il suo nuovo sistema operativo. Questa mossa permette a Gassée di far conoscere la sua società al grande pubblico e giocare il ruolo forte nelle trattative con la sua ex compagnia. L’acquisizione però non va in porto poiché le due società non riescono a raggiungere velocemente un compromesso economico che soddisfi entrambe. A complicare il tutto, però, è la comparsa di un soggetto terzo noto ad entrambi: si tratta di Steve Jobs che riesce a convincere i vertici della Mela ad acquistare NeXT (fondata dopo essere stato licenziato dalla stessa Apple) per 400 milioni di dollari, quasi il doppio di quanto chiesto da Be Inc . BeOS continua comunque il proprio percorso e viene rilasciato al pubblico a metà del 1997 come Preview Release (PR1), mentre nel mese di ottobre viene rilasciata la PR2. In realtà tali release hanno finito loro stesse per diventare la Versione 1 e la Versione 2 non essendoci stato un rilascio di release non PR (le preview release sono assimilabili alle Release Canditate e quindi alla PR2 doveva seguire la versione 1).
La Migrazione obbligata verso IntelUna volta tornato alla Apple e ri-acquisito il ruolo di CEO, Jobs blinda le specifiche dei nuovi sistemi (PowerMac G3) impedendo, di fatto, alla Be di portare avanti lo sviluppo di BeOS per PowerMac. A questo punto la migrazione verso l’Intel x86 diventa obbligatoria nonostante fino ad allora fosse stata ritenuta impossibile o, comunque, molto improbabile. Nel marzo del 1998 arriva la Versione R3 di BeOS sia per i "vecchi" sistemi Apple che per gli Intel, con supporto limitato ad un numero esiguo di schede audio e video. A novembre dello stesso anno, soprattutto per migliorare la compatibilità hardware e risolvere alcuni problemi di stabilità, arriva la versione R4 a cui fa seguito, la R4.1 per i Pentium III e, a distanza di un anno, la R4.5. Nel frattempo la società però è con l’acqua alla gola, avendo accumulato debiti per oltre 54 milioni di dollari, e cerca di risollevarsi diversificando la sua produzione. In particolare viene avviato lo sviluppo di una versione di BeOS adatta al mercato dei palmari: nasce BeIA (Be Internet Appliance). Il nuovo progetto assorbe tutte le risorse residue tanto da relegare in secondo piano il sistema desktop e spingere Be ad offrire gratuitamente, nel marzo del 2000, la versione R5 in una edizione personal, denominata BeOS 5 Personal Edition. La scelta è un tale successo (oltre un milione di download) che Be Inc. investe nel rilascio della versione Professional, a pagamento, e nello sviluppo di due minor upgrade: la 5.0.1 e la 5.03 del 27 Marzo 2000 che, di fatto, è l'ultima versione ufficiale rilasciata di BeOS.
BeOS 5 Purtroppo per Be sia BeIA, in seguito ai mancati accordi con Compaq e Sony, che R5 Pro si rilevano un ulteriore fallimento commerciale. E’ allora che PalmSource (produttore di PalmOS) si fa avanti ed il 13 Novembre 2001 acquisisce completamente Be inc. e le relative tecnologie divenendo quindi proprietaria anche di BeOS.
BeIA su Evilla Sony
Il destino post PalmSourcePrima dell'acquisizione da parte di Palm, Be Inc. stava testando alcuni nuovi componenti per BeOS R6. Tra questi BONE (BeOS Networking Environment), pensato per funzionalità di networking all’altezza di Linux/Unix e Windows NT/2000, una GUI migliorata, ed il nuovo Engine Grafico basato su OpenGL ed i relativi driver video per l’accelerazione 3D. La release R6 non viene mai rilasciata ma, sul Web, compare BeOS R5.1 (codename Dano), una versione sperimentale ed illegale contenente tutti gli ultimi sviluppi pre-Palm. Con molta probabilità tale versione venne “rilasciata” da un ex dipendente della stessa Be. PalmSource non è comunque minimamente toccata da questa diffusione abusiva rimarcando il più assoluto disinteresse per la sorte di BeOS, anche se, stranamente, nega al nascente BeUnited Group le licenze del sorgente per la creazione di un filone OpenSource. Fatto ancora più assurdo se si pensa che yellowTAB, società tedesca guidata da Bernd Korz che in precedenza aveva un accordo con Be Inc. per la distribuzione di Be OS R5, decide di continuare il progetto BeOS senza alcun accordo di licenza. Il prodotto di yellowTab viene chiamando Zeta ed è basato sulla R5.1.
Zeta OS Nel 2005 PalmSource viene acquisita da ACCESS che si dimostra più attenta a BeOS, almeno nella tutela del copyright. Infatti, in via confidenziale, invia varie comunicazioni alla yellowTAB affinché interrompa lo sviluppo e la distribuzione non autorizzata di Zeta OS. Nel 2006 yellowTAB fallisce e Zeta passa alla tedesca Magnussoft che mette insieme un team per assicurarne l’evoluzione e, nello stesso tempo, inizia a lavorare al porting di alcuni giochi raggiungendo un accordo per la distribuzione di Wonderbrush. Tuttavia le vendite di Zeta non sono quelle attese e la Magnussoft ben presto non è più in grado di finanziare il team di sviluppo diretto dallo stesso Korz. Nei primi mesi del 2007 David “Lefty” Schlesinger (Director of Open Source Technologies di ACCESS) in una intervista dichiara che Zeta non è mai stato autorizzato da PalmSource o dalla ACCESS, e che quindi può essere ritenuto una versione piratata di BeOS. Schlesinger ha invece parole di apprezzamento per Haiku (clone OpenSource) definendolo un “lavoro originale” e non sottoposto a vincoli di copyright derivanti dall’originale BeOS. Zeta, comunque, scompare definitivamente dalla scena e Korz, nonostante prometta di rispondere ad ACCESS tramite i suoi avvocati, non si è più fatto vivo, dandole così indirettamente ragione. La comunità di utenti nata intorno a BeOS rivolge a questo punto tutte le attenzione verso Haiku.
Haiku e i cloni Haiku
Oltre a Haiku tra i progetti opensource che si richiamano a BeOS, figurano: "Blue Eyed OS" guidato dal Guillaume Maillard e "Cosmoe" accumunati dall’utilizzo del kernel Linux.
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