Uno dei problemi più grandi è che i metodi di trasmissione tradizionali sono poco efficaci.
Gli studi di Paul Baran negli Stati Uniti e di Donald W. Davies nel Regno Unito introducono la commutazione di pacchetto (packet switching): i messaggi vengono scomposti in pacchetti autonomi, ciascuno con indirizzo di origine e destinazione. I pacchetti possono percorrere strade diverse e, all’arrivo, vengono ricomposti nell’ordine corretto.
Schema di funzionamento della Commutazione di Pacchetto
L’ispirazione è biologica (reti ridondanti, nessun collo di bottiglia centrale) e i vantaggi sono due, enormi: la rete è tollerante ai guasti, ogni pacchetto trova un percorso alternativo anche in caso di problemi, e le linee ad alta velocità vengono saturate al meglio, condivise dinamicamente da sorgenti molteplici senza dover dedicare un collegamento a ciascuna. In questa architettura distribuita non esiste un’autorità centrale: tutti i nodi sono paritari e in grado di originare, inoltrare e ricevere traffico.
A sostegno del progetto interviene anche Douglas Engelbart, l’inventore del mouse, che mette a disposizione dell’ARPA il suo gruppo per lo sviluppo del NIC (Network Information Center), poi InterNIC. Decisivo è inoltre l’apporto di Wesley Clark, che propone una sottorete di calcolatori dedicati al trasporto dei pacchetti: le macchine connesse devono parlare il linguaggio della sottorete, non quello di ogni host remoto.
Douglas Engelbart
Nascono così operativamente gli IMP (Interface Message Processor), dei minicomputer che fungono da intermediari tra i computer (chiamati "host") e la rete stessae. Il relativo appalto finisce, ancora una volta, a BBN, piccola società del Massachusetts fondata nel 1948. Per peso scientifico e fermento di idee viene soprannominata la “terza università” dopo MIT e Harvard. Attorno a BBN si forma il gruppo degli “IMP guys”, ricercatori e ingegneri che portano a termine il primo IMP e danno il via—tra 1968 e 1969—all’installazione dei nodi universitari. Il primo nodo fisico è all’UCLA; lo seguono UCSB, Stanford e Utah.
È l’embrione della rete che nasce negli stessi anni in cui l’uomo mette piede sulla Luna. ARPANET funziona e cresce fino ai primi anni ottanta. Lo sviluppo porta con sé la necessità di regole comuni per far dialogare reti differenti e sistemi eterogenei.
Il protocollo iniziale, il NCP (Network Control Protocol), mostra limiti evidenti; i progettisti definiscono allora una famiglia più ampia di protocoll, circa un centinaio, che evolve nella Internet Protocol Suite, imperniata su TCP (Transmission Control Protocol) e IP (Internet Protocol), con a corredo altri protocolli “di servizio” per coprire casi d’uso diversi.
La prima definizione risale al 1973, mentre nel 1974 Vinton Cerf e Robert Kahn ne pubblicano le caratteristiche su IEEE Transactions on Communications. La adozione ufficialedell’intera suite arriva il 1° gennaio 1983: è il celebre “flag day” che segna il passaggio di ARPANET a TCP/IP e, con esso, la nascita operativa di Internet come rete delle reti.
Nel disegno della suite i ruoli sono chiari: TCP segmenta i dati in pacchetti, assicura consegna ordinata e controllo degli errori, quindi ricompone il flusso alla destinazione; IP instrada i pacchetti tra reti basate su indirizzi numerici, gestendo il traffico su scala geografica. Nel 1972 si afferma FTP (File Transfer Protocol), che consente controllo remoto e trasferimento file tra calcolatori.
Nel 1978 un esperimento spettacolare dimostra l’elasticità dell’architettura: un computer a bordo di un camion in autostrada in California invia dati a una macchina a Londra passando via radio a un terzo computer, poi su linee terrestri attraverso gli Stati Uniti e infine via satellite oltre l’Atlantico.
Sempre nel 1978 (16 febbraio), a Chicago vienre resa operativa la prima Bulletin Board System, grazie al lavoro di Ward Christensen e Randy Suess, che mettono online il sistema sfruttando un microcalcolatore basato su una CPU Z80 connesso in rete grazie ad un modem Hayes a 300 baud.

Il suo lancio viene annunciato dalle colonne di Byte e velocemente il numero di utenti connessi comincia a crescere costantemente superando ogni previsione. Nella metà degli anni ’80 le BBS diventano il primo esempio di massa di community virtuale, grazie alle quali, molto prima di internet, è stato possibile scambiarsi contenuti e creare luoghi virtuali di discussione.
Nella pratica, tali community hanno spesso caratteristiche locale, visto che la connessione telefonica dial-up spingeva a collegarsi a nodi relativamente vicini in modo da evitare sgradite soprese al momento del conto telefonico. Ciò spinge i più maliziosi ad affidarsi alle cosiddette pratiche di “phone phreaking” in modo da collegarsi gratuitamente alla BBS preferita anche all’altro capo del mondo.
Se il cuore dei servizi di internet è praticamente già presente nelle BBS, lo stesso non si può dire per la semplicità d’utilizzo, tanto che i suoi utilizzatori sono prevalentemente esperti del settore e appassionati smanettoni.
Oggi le BBS sono sostanzialmente estinte, ma nel mondo esistono ancora gruppi di nostalgici che cercano di mantenerne in vita qualcuna, tra questi Jason Scott cerca di preservare e raccontare proprio i contenuti e le iterazioni di quelle maggiormente significative grazie al progetto textfiles.com/.