L'arrivo dei Personal Computer

aAll’inizio degli anni '70, il microprocessore è ancora un oggetto misterioso per il grande pubblico.

Viene usato in calcolatrici, impianti industriali, videogiochi. Nessuno, o quasi, immagina di costruire attorno a esso una macchina programmabile, personale, flessibile.

Ma qualcosa comincia a muoversi grazie alle schede sperimentali: le piastre elettroniche progettate dai produttori di chip per dimostrare la potenza dei nuovi processori iniziano a conquistare anche il mondo della didattica e dell’hobbistica.

Nascono così i primi prototipi di quelli che verranno in seguito definiti "personal computer". Tra i primissimi va ricordato il Kenbak-1, progettato da John Blankenbaker e venduto a partire dal 1971 per 750 dollari. Basato su circuiti TTL e non su un microprocessore, aveva una memoria di 256 byte e tre registri da 8 bit. Era uno dei primi computer con architettura von Neumann, ma fu un flop commerciale: ne furono venduti meno di 50.

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Kenbak-1  Replica (Foto collezione privata Felice Pescatore)

Nel 1973 viene lanciato in Francia il Micral-N, a tutti gli effetti il primo microcomputer commerciale basato su microprocessore.

micral N cc Micral N -  (Foto di pterjan – licenza Creative Commons Attribution‑ShareAlike 2.0 (CC BY‑SA 2.0) via Wikimedia Commons)

Nel 1974 apparve il Mark-8, progetto pubblicato sulla rivista "Radio-Electronics" da Jonathan Titus. Basato sul microprocessore Intel 8008, era più potente del Kenbak-1, ma difficile da costruire e privo di un produttore ufficiale. Anche in questo caso, il successo fu limitato.

I diversi modelli sono spesso basati su tre chip fondamentali: il MOS 6502, l’Intel 8080 e lo Zilog Z80. Integrano tastiere esadecimali per l’inserimento del codice macchina, piccoli display LED e programmi monitor in ROM che consentono di scrivere, caricare ed eseguire i programmi. Le RAM vanno da 256 byte a 2 KB; ci sono interfacce per registrare su audiocassette, zoccoli per ROM aggiuntive (come interpreti BASIC), connettori per periferiche, interfacce per relè, lettori di codice a barre, convertitori analogico/digitali.

È una tecnologia spartana, ma sufficiente per far ruotare numeri sul display, scrivere semplici giochi come il tris, o comandare sequenze luminose di LED. Alcuni le usano persino per comporre numeri telefonici o per automatizzare sequenze audio-visive con registratori e proiettori. 

In questa fase pionieristica emergono nomi come:

  • KIM-1 (MOS, 1976)
  • SYM-1 (Synertec, 1978)
  • AIM-65 (Rockwell, 1978)
  • MK-14 (Cambridge/Sinclair, 1979)
  • Microprofessor (Multitech)
  • System 1 (Acorn)
  • TM-990/189 (Texas Instruments)
  • Z80 Starter Kit (Micro Design, 1976)

In Italia, in quegli anni, oltre Olivetti, diverse PMI provano a cavalcare l'onda. Si incontrano così MicroLem, che distribuisce l’Amico 2000 e il Nanocomputer SGS-Ates, la milanese Homic, che propone le board Nascom e la E&L che realizza la scheda MDD1, base per i manuali Bugbook che introducono l’elettronica e l’informatica nel nostro Paese.

amico2000 advAmico 2000 ADV (utilizzo a scopo storico/divulgativo)

Le riviste specializzate come Popular Electronics e Radio Electronics alimentano la cultura del fai-da-te digitale e proprio su Popular Electronics nel 1974 appare per la prima volta il MITS Altair 8800, che segna l’avvio dell’informatica personale e attira l’attenzione di due giovani talenti: Bill Gates e Paul Allen, che ne svilupparono il primo interprete BASIC commerciale, gettando le basi per la futura Microsoft.

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Altair 8800 (Foto collezione privata Felice Pescatore)

Il successo dell’Altair genera velocemente il primo “clone”: l’IMSAI 8080, introdotto da IMS Associates: più solido e potente, introdusse il celebre bus S-100, uno standard che sarebbe stato adottato da decine di altri sistemi.

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IMSAI 8080 (Foto collezione privata Felice Pescatore)

In questo periodo emerge anche l’Apple I con il processore MOS 6502, progettato da Steve Wozniak, spinto dall'estro di Steve Jobs e presentato nel 1976 all’Homebrew Computer Club.

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Apple 1 Replica (Foto collezione privata Felice Pescatore)

Nello stesso periodo e sempre dall'Homebrew Computer Club, arriva il Sol-20, progettato e realizzato da Lee Felsenstein. A differenza dei suoi contemporanei, non è solo una scheda con lucine e interruttori, ma un sistema completo, già assemblato, con tastiera integrata e uscita video pronta per essere collegata a un televisore o a un monitor.

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Sol-20 (Foto collezione privata Felice Pescatore)

Nel 1977 arrivala vera consacrazione del personal computer con tre modelli fondamentali:

Tutti offrono video integrato, tastiera, memorie di massa, linguaggio BASIC e supporto a sistemi DOS-like e CP/M, segnando l’inizio di un boom commerciale senza precedenti, anche se i sistemi sono spesso incompatibili tra loro.

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"Triade 1977" (Foto collezione privata Felice Pescatore)

Una prima pietra per un mercato "compatibile" arriva nel 1981, con il lancio del  PC IBM 5150, basato su CPU Intel 8088, bus ISA e dischetti da 5,25". Il "personal computer" definisce uno standard tecnico aperto, adottato da numerosi produttori. Il sistema operativo è l’ MS-DOS di Microsoft, che diventa in breve lo standard de facto.

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IBM 5150, il primo PC IBM (Foto collezione privata Felice Pescatore)

L’era moderna del PC è cominciata: .un’era in cui la compatibilità, l’apertura e l’evoluzione continua guida  lo sviluppo di hardware sempre più potente e software sempre più sofisticato.

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