Bushnell, liberatosi da quello che ormai riteneva, all’epoca, solo un peso:
“I was exhausted. Atari was an all-consuming entity. And part of it was this chase for capital, this quest for payroll. So to sell the company was in some ways a relief. Literally I felt like I had lost it all almost every other month. It seemed like one crisis after another.”
[Ero esausto. Atari era una realtà che consumava ogni mia risorsa, in particolare impegnandomi nella “caccia” ai capitali finanziari. Quindi vendere la società è stato in qualche modo un sollievo. Letteralmente mi sentivo come se perdessi tutto ogni mese. Sembrava una crisi dopo l'altra.]
acquista, dalla stessa Warner Communication, la catena di pizzerie Pizza Time Theaters, trasformandola in Chuck E. Cheese Theaters, caratterizzata da una serie di pupazzi animati che emettono suoni e presentano il menu del giorno: un luogo dove bambini e adulti possono giocare ai videogiochi e mangiare una gustosa pizza, il tutto in assoluta spensieratezza.

Nolan Bushnell, fondatore di Atari e Chuck E. Cheese’s, posa con la mascotte del Pizza Time Theatre, nato nel 1977. L’iniziativa fu tra le prime a unire ristorazione, videogiochi e spettacoli animatronici. Immagine d’epoca, uso storico/divulgativo.
Bushnell ritorna così alla sua passione originale e lo stesso logo della catena è, come egli stesso afferma, un tributo a Disney, vista la somiglianza del mega sorriso con quello di Mickey Mouse:
“Avrei sempre voluto lavorare per la Disney, ma mi sono visto rifiutare l’assunzione […] Chuck E. Cheese è il mio “omaggio” al genio di Walt”.
L’esperimento però, dal punto di vista del business, è tutt’altro che un successo, tanto che nel 1984 si dimette proco prima che la catena dichiari fallimento, anche se poi la catena riuscirà a riprendersi grazie ad una minuziosa gestione controllata. Parallelamente, la passione per i robot lo porta a fondare Androbot Inc, focalizzata, ovviamente, sulla progettazione e realizzazione di robot per l’intrattenimento il cui primo esemplare viene chiamato Topo (Disney docet), programmabile in Basic, Logo e Forth.
Purtroppo i prodotti, semplicemente, non funzionano come ci si attende e sono in grado di fare poco o niente. Bushnell brucia così circa 20milioni di dollari ed è costretto a vendere la casa a Parigi (8 milioni di dollari, 1986) per far cassa.

Promozione storica di Androbot Inc. (anni '80): un robot TOPO progettato per l’interazione domestica educativa con computer come l'Apple II. Immagine d’epoca, uso storico/divulgativo.
La sua situazione finanziaria è disastrosa: circa 22.8 milioni di dollari di debiti e Merrill Lynch come principale creditore. L’ex CEO di Atari non si lascia però sopraffare dallo sconforto e comincia a saldare i debiti con Merrill Lynch grazie ai proventi derivanti dalle altre società (Etak, Cumma e Axlon) in cui ha partecipazioni dirette.
Come ci si può attendere da una vicenda così complessa, Bushnell e Merrill Lynch finiscono in tribunale, soprattutto perché il primo imputa alla società di investimenti la colpa del fallimento di Androbot, in seguito al ritiro della propria OPA. Dopo mille vicissitudini, a Bushnell restano da pagare 500mila dollari e per rispettare i tempi (21 giungo 1995) è costretto a vendere anche la villa in California da 6milioni di dollari, trasferendosi così in una residenza più modesta a Los Angeles. La decisione è difficile ma un ritardo avrebbe provocato un amento del debito di 7volte, portandolo a 3.5 milioni di dollari.
Prima di lasciare la fallimentare Androbot, porta con se un esemplare di “Topo”, al fine di ricordare come il business è sostanzialmente una “lotta”, anche se ciò è proprio quello che lo rende divertente. Forte della voglia di riscatto, dopo aver risolto le questioni finanziare/legali, entra in PlayNet/Arista, società che sviluppa un sistema touchscreen da “bar” per l’intrattenimento e l’accesso ad internet, permettendo di giocare a tornei online.
Nel 2000, basandosi sulla tecnologia e l’esperienza maturata proprio in PlayNet, da vita a uWink, Incper la realizzazione di soluzioni per l’intrattenimento all’interno dei locali e nel 2006 nasce il primo uWink Bistroa Los Angeles. Si tratta di un ristorante (2.0?) definito “ciber-entertainment-wired” che ha come tavolo un hub tecnologico fondendo virtualmente tra loro: cibo, ristorazione ed entertainment.
Durante tutte queste esperienze, Bushnell abbraccia la teoria della “singolarità tecnologica” (the singularity), fortemente caldeggiata da Raymond Kurzweil, che profetizza l’estensione delle capacità umane e la virtuale immortalità attraverso una sorta di fusione del cervello umano con (nano)tecnologie. Da qui anche il successivo impegno in Anti-AgingGames.com, un servizio online di giochi che stimolano la memoria e la concentrazione, sotto la supervisione di medici specialisti.
Il fondatore di Atari, inoltre, entra di diritto nella Consumer Electronics Association Hall of Fame” e nella “Video Game Hall of Fame”, anche grazie all’ammirazione di tanti protagonisti del settore tra cui Trip Hawkins(fondatore di Electronic Arts) che di lui ha detto:
“Nolan’s the guy who blazed the trail for me, proving that you could be successful and create a lot of value quickly. He was my John the Baptist.” [Nolan è la persona che ha acceso in me la competizione, dimostrando che si può avere successo e fare business rapidamente. E’ stato il mio Giovan Battista]
Nelle varie interviste, Bushnell cerca di immaginare un futuro in cui robot che ci aiutano e in cui le auto raggiungono in piena autonomia le destinazioni prefissate: “There are so many benefits […] and accident rates go to zero. You can get home when you're drunk. Kids can get to school without parents…”
[I benefici possono essere enormi […] e gli incidenti tendere a zero. Potete tornare a casa quando siete ubbriachi. I bambini possono andare a scuola senza i genitori…”]
Nel mirino dell’ex CEO di Atari entrano anche temi socio-politici, esprimendo più volte forti dubbi sull’efficacia delle normative afferenti il settore tecnologico e non risparmiando neppure i venture capitalist, che ama definire “lemmings capitalt”, chiedendosi se non rischino di strozzare l’innovazione rincorrendo solo i profitti.
Il 19 aprile del 2010 entra nell’esecutivo di Atari SA, che commenta così l’evento:
“The addition of Mr. Bushnell ... comes at a time when Atari has increased its focus on its iconic brand and world-renowned game franchises while further expanding its business online…" [L’ingresso di Mr. Bushnell ... arriva in un momento in cui Atari ha deciso di aumentare l’attenzione per il suo marchio e l’intenzione di espandere il proprio business nel settore dei giochi online..]
Bushnell ritorna così a “casa”, anche se della “sua” Atari non resta probabilmente altro che il nome, consentendogli però di appianare, almeno in parte, uno dei suoi più grossi rimpianti:
“I was stupid. I sold completely because I didn't understand Wall Street. In retrospect, I really wish I hadn't sold it.” [Fui stupido. Vendetti completamente Atari perchè non capivo nulla di Wall Street. Tornando indietro non lo rifarei]
Chiaramente l’ingegnere allude al fatto che la sua assoluta incompetenza rispetto ai meccanismi della borsa, non gli consentì di racimolare nuovi finanziamenti quotando Atari piuttosto che venderla.