A gennaio del 1996, Corel fa una mossa che genera molto "rumore": acquisisce da Novell della famiglia WordPerfect (con Quattro Pro e Presentations). L’ambizione è esplicita: proporre una vera alternativa a Microsoft Office proprio sul terreno di Windows, dove il pacchetto di Redmond sta diventando il linguaggio comune degli uffici.
Corel WordPerfect Suite 8 (Foto collezione privata Felice Pescatore)
La scommessa è ardua per ragioni industriali prima ancora che tecniche. Office beneficia di una spinta OEM poderosa, di integrazione profonda con Windows e di un ritmo di aggiornamento che allinea aziende, formazione e documentazione. In questo contesto WordPerfect non conquista più la leadership generalista, ma mantiene roccaforti importanti in due mondi: la pubblica amministrazione e, soprattutto, gli studi legali.
Qui contano caratteristiche storiche come i Reveal Codes (che mostrano in chiaro i codici di formattazione e permettono di diagnosticare rapidamente anomalie di impaginazione), la gestione accurata dei documenti lunghi (sommari, indici, stili riproducibili), la compatibilità retro con archivi stratificati e una serie di strumenti “forensic-friendly” per la preparazione di atti e memorie. L’insieme vale più della moda: nel 2005 il Dipartimento di Giustizia statunitense rinnova ed estende un contratto quinquennale per WordPerfect Office, oltre 50.000 postazioni tra uffici e procure federali, a conferma che, nelle nicchie dove la trasparenza del formato è cruciale, WordPerfect rimane affidabile e produttivo.
Dopo l’acquisizione, Corel lavora per coerentizzare la suite: Quattro Pro resta un foglio di calcolo più “artigianale” rispetto a Excel ma agile nei casi d’uso tipici degli studi professionali, e Presentations copre le esigenze di slide “leggere”. La suite nel suo complesso punta molto su stabilità, controllo della formattazione e un flusso PDF “pulito” (che negli anni successivi diventerà requisito standard). È una filosofia diversa da quella di Microsoft Office: meno integrazione con l’ecosistema Windows, più attenzione a chi vuole sapere esattamente cosa c’è “sotto il cofano” della pagina.
In parallelo, tra 1999 e 2000, Corel prova un salto che all’epoca entusiasma chi sogna il desktop Linux: nasce Corel LinuxOS, una distribuzione Debian-based pensata per essere semplice da installare e da usare. In un’epoca in cui molte distro richiedono confidenza con partizionamento, XFree86 e driver ancora acerbi, la promessa è una esperienza “friendly” con un desktop KDE personalizzato, un installer guidato e strumenti grafici per rete, stampanti e aggiornamenti.
Corel LinuxOS (Foto collezione privata Felice Pescatore)
La strategia è chiara: portare WordPerfect e la suite WordPerfect Office anche su Linux, così da offrire a professionisti e PA un ambiente alternativo a Windows senza rinunciare agli strumenti “di produzione”.
Il progetto si articola su due strade parallele. Da un lato, WordPerfect 8.x per Linux esiste come applicazione nativa e viene spesso inclusa nel box della distribuzione per favorirne l’adozione; dall’altro, il pacchetto WordPerfect Office 2000 per Linux arriva come porting delle versioni Windows attraverso una base di compatibilità (con i compromessi che questo comporta in termini di performance e integrazione col sistema). Nell’agosto 2000 esce la Second Edition di Corel LinuxOS in tre edizioni (download, regular e deluxe, quest’ultima con WordPerfect Office), a testimonianza di una volontà di industrializzare l’offerta: chi acquista il box trova il sistema operativo e la suite, pronti all’uso.
Corel WordPerfect Office 2000 per Linux (Foto collezione privata Felice Pescatore)
In quei mesi Corel immagina anche una traiettoria sviluppo + desktop per Linux: l’annuncio di fusione con Inprise/Borland avrebbe dovuto creare un player capace di unire strumenti per programmatori e un’alternativa credibile all’ufficio Windows.
Ma la congiuntura è sfavorevole: la bolla dot-com inizia a sgonfiarsi, il titolo Corel perde slancio, l’operazione viene cancellata a maggio 2000 e l’azienda entra in una fase finanziaria delicata. Per rimettere in equilibrio i conti e definire una rotta più prudente, nell’ottobre 2000 arriva un investimento di Microsoft (135 milioni di dollari in azioni privilegiate non votanti) accompagnato da un’alleanza tecnica su tecnologie .NET. È un segnale che il “sogno” di un desktop Linux di massa con Corel come protagonista non troverà subito una nuova finestra.
Il 2001 è l’anno della riallocazione: Corel cede codice e team della distribuzione a Xandros e archivia di fatto l’avventura Linux per tornare a concentrarsi su ciò che fa girare l’azienda: grafica prodottiva, strumenti office per le nicchie che contano, e, poi, nel decennio successivo, un portafoglio più ampio costruito per acquisizioni.
A posteriori, la parentesi Linux appare breve ma istruttiva: da un lato dimostra che un grande vendor consumer-pro può impacchettare Linux in modo accessibile e provarci davvero sul desktop. Dall’altro sbatte contro i limiti strutturali dell’epoca: frammentazione delle librerie e dei desktop environment, driver spesso incompleti, stack audio e stampa ancora immaturi, scarso software commerciale nativo e, soprattutto, inerzia organizzativa di uffici e PA, che raramente accettano migrazioni senza una catena di supporto lunga e affidabile.
WordPerfect invece resta nella sfera Corel. Il suo valore emerge quando serve controllo su layout, stili e compatibilità a ritroso, quando i Reveal Codes evitano giornate perse a “ripulire” documenti complessi, quando flussi consolidati in studi legali o tribunali richiedono stabilità più che novità. È anche il motivo per cui, pur perdendo la corsa al mainstream, WordPerfect mantiene zoccoli duri e contratti importanti nel settore pubblico: non perché sia “più moderno” di Microsoft Office, ma perché risolve problemi specifici con prevedibilità e trasparenza.
In sintesi, la fase 1993–2001 racconta l’ambizione di Corel di passare dalla grafica all’ufficio e, per un momento, perfino di reinventare il desktop con Linux.
La realtà del mercato, spinta dagli OEM, standard de facto, immaturità dell’ecosistema open source sul desktop, riporta l’azienda su binari più sostenibili.