Anni 1990: L’era di Internet, la supremazia del software e l’open source

Gli anni Novanta si aprono con i personal computer come strumenti ormai comuni e vedono l’esplosione di Internet, fattore che ridefinisce gli equilibri e fa nascere nuove aziende leader.

In questo decennio, Microsoft raggiunge l’apice del suo potere: il 1990 vede il lancio di Windows 3.0, la prima versione di Windows davvero popolare, che porta l’interfaccia grafica alla massa degli utenti PC. Segue Windows 95 (nell’agosto 1995), accompagnato da una massiccia campagna mediatica: è un sistema operativo user-friendly con menu Start e integrazione di rete, che in pochi anni colonizza la stragrande maggioranza dei personal computer del pianeta. Microsoft, grazie a Windows e alla suite Office (Word, Excel, PowerPoint, etc.), detiene un quasi monopolio sul software di base e di produttività per PC.

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Windows 95

Bill Gates, con la sua visione di “un computer su ogni scrivania e in ogni casa con software Microsoft”, vede realizzato il suo slogan. A metà degli anni ’90 Microsoft è l’azienda informatica più ricca e influente, e il suo co-fondatore Gates diventa l’uomo più ricco del mondo.

La posizione dominante di Microsoft attira però l’attenzione delle autorità: nel 1998 il Dipartimento di Giustizia USA avvia un processo antitrust accusando Microsoft di pratiche monopolistiche, in particolare per aver integrato il suo browser Internet Explorer in Windows soffocando la concorrente Netscape. La vicenda giudiziaria si protrae fino al 2001, quando Microsoft evita lo smembramento ma accetta di sottostare a restrizioni.

Ciò nonostante, Microsoft esce dagli anni ’90 estremamente potente, con Windows installato su oltre il 90% dei computer personali e Office standard de facto negli uffici. Se Microsoft è il re dei PC, IBM negli anni ’90 vive un periodo complesso di trasformazione. All’inizio del decennio IBM attraversa una crisi senza precedenti: l’azienda, appesantita dalla burocrazia e col core business dei mainframe in declino per via dei server Unix e dei PC, registra nel 1993 perdite per 8 miliardi di dollari – allora un record negativo. Molti danno IBM per dinosauro destinato all’estinzione.

Ma sotto la guida del nuovo CEO Lou Gerstner (dal 1993), IBM riesce a rifocalizzarsi: accentua la svolta dai prodotti hardware ai servizi e software enterprise, valorizza la propria competenza nell’integrazione di sistemi e, pur continuando a produrre mainframe e server, abbraccia anche le nuove tecnologie (ad esempio adotta e supporta massicciamente Linux sui propri sistemi). IBM inoltre negli anni ’90 stringe alleanze (per un periodo collabora persino con Apple e Motorola nel progetto di CPU PowerPC e nel sistema operativo Taligent, che però non decolla) e non disdegna di fornire consulenza anche su ambienti non IBM.

Nel 1995 IBM acquisisce la società di servizi PricewaterhouseCoopers Consulting, a conferma del pivot verso il consulting.

Verso fine decennio IBM torna a essere profittevole e si mantiene tra le aziende più grandi del settore, sebbene la sua immagine sia cambiata: da leader dell’hardware “proprietario” a fornitore agnostico di soluzioni, hardware e software, ritagliandosi un ruolo importante nell’infrastruttura internet (i suoi server RS/6000 e mainframe alimentano molte backbone e istituzioni finanziarie). Nel 1997 IBM ottiene visibilità mediatica quando il suo supercomputer Deep Blue sconfigge il campione di scacchi Garry Kasparov, un’impresa simbolica che dimostra i progressi dell’hardware e dell’intelligenza artificiale.

ibm deep blue comp history museumIBM Deep Blue (1997), supercomputer RS/6000 SP progettato per il gioco degli scacchi, esposto al Computer History Museum (Foto di alc8, licenza CC BY 2.0 via Wikimedia Commons)

Il vero motore di cambiamento degli anni ’90 è però Internet.

La rete, nata scientifica e militare, diventa fenomeno di massa a partire dal 1993-94 con la comparsa del World Wide Web (grazie a Tim Berners-Lee) e del primo browser grafico, Mosaic, presto seguito da Netscape Navigator. Internet trasforma radicalmente l’industria: nuove società emergono quasi dal nulla cavalcando la rete.

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Tim Berners-Lee

Tra queste, due spiccano per il loro futuro impatto: Amazon e Google. Amazon.com viene fondata nel 1994 da Jeff Bezos come libreria online. Bezos sceglie Internet intuendo che il commercio elettronico può rivoluzionare la vendita al dettaglio. Negli anni ’90 Amazon si espande velocemente, dalla vendita di libri passa a musica, DVD e altri articoli, puntando su un catalogo sterminato e la comodità di acquistare da casa. Nel 1997 si quota in borsa e, pur non avendo ancora profitti (li investirà per crescere), è uno dei nomi simbolo della “dot-com economy”. Bezos proclama l’obiettivo di diventare “il negozio di tutto” (“the everything store”).

A fine anni ’90 Amazon è ancora in perdita e molti sono scettici sul suo modello, ma getta le basi per diventare il colosso retail del futuro.

Google, invece, nasce proprio sul finire del decennio: è il 1998 quando due studenti di Stanford, Larry Page e Sergey Brin, fondano questa startup attorno al loro motore di ricerca, che batte la concorrenza grazie a un algoritmo (PageRank) molto efficace nel fornire risultati pertinenti. In un Web in crescita esplosiva e sempre più caotico, Google offre una finestra sull’informazione globale, semplice e velocissima. Il verbo “to google” entra persino nel linguaggio quotidiano.

Nei primi tempi Google è uno dei tanti motori di ricerca gratuiti, ma la sua qualità superiore gli fa guadagnare utenti fedeli. Anche se la monetizzazione (tramite pubblicità mirata) inizierà solo nei primi anni 2000, Google è senza dubbio l’astro nascente che chiude il decennio, destinato a ridefinire l’accesso all’informazione. Internet alimenta un clima di fermento imprenditoriale noto come la “bolla delle dot-com”.

prima versione googleGoogle nel 1988

Tra 1995 e 2000 nascono migliaia di nuove imprese online, alcune con idee rivoluzionarie, altre effimere. Oltre ad Amazon, eBay (aste online, 1995) e Yahoo! (portale web, 1995) diventano nomi noti. Verso la fine del decennio la bolla speculativa spinge in alto le valutazioni di queste società, per poi scoppiare nel 2000. Ma tra le macerie della bolla, le aziende con modelli solidi sopravvivono e prospereranno nel decennio seguente (Amazon ed eBay tra queste, Yahoo avrà più difficoltà, Google esce indenne perché ancora non quotata).

Gli anni ’90 sono cruciali anche per l’affermazione di un diverso paradigma di sviluppo software: il movimento open source.

Nato dalla cultura hacker e dalle licenze libere (GPL) di Richard Stallman negli ’80, l’open source esplode grazie a Linux, un sistema operativo tipo Unix creato nel 1991 dallo studente finlandese Linus Torvalds.

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Linus Torvalds

Linux, sviluppato comunitariamente da programmatori di tutto il mondo, diventa entro fine anni ’90 sufficientemente robusto da essere usato su server e workstation. Aziende nascenti colgono l’opportunità di supportare commercialmente Linux offrendo distribuzioni curate e assistenza. La più nota è Red Hat, fondata nel 1993 da Bob Young e Marc Ewing. Red Hat rilascia la propria distribuzione Linux e nel 1999 si quota in borsa con un clamoroso successo, dimostrando che il modello open source può generare business.

In breve, Linux e altri software liberi (come il server web Apache, il database MySQL, il linguaggio PHP) diventano componenti fondamentali dell’infrastruttura di Internet, spesso preferiti per la loro qualità e costo (gratuiti) rispetto alle soluzioni proprietarie. IBM stessa abbraccia Linux: nel 1999 annuncia investimenti massicci sul software open source, segno che il vento sta cambiando. Microsoft, al contrario, vede Linux come una minaccia e lo definisce “cancro” (per via della licenza GPL), preludio di una competizione ideologica e di mercato negli anni seguenti.

Sul fronte dell’hardware, gli anni ’90 vedono consolidarsi la supremazia del modello PC basato su CPU Intel x86, ma non mancano le sfide. Intel continua la sua roadmap: lancia il Pentium nel 1993, portando l’elaborazione super-scalar a milioni di utenti, poi il Pentium II (1997) e Pentium III (1999).

ipentiumIntel Pentium

Ogni nuova generazione aumenta prestazioni e integra funzionalità multimediali (MMX, ecc.) per stare al passo con software e giochi sempre più esigenti. Intel però commette anche qualche passo falso: celebre il bug di divisione del primo Pentium (1994), che costringe a sostituire numerosi chip e insegna all’azienda l’importanza della qualità. Intanto AMD esce dall’ombra: dopo aver clonato i 386 e 486, nel 1996 lancia la propria linea K5/K6 compatibile x86.

Il K6-2 (1998) offre buone prestazioni a prezzo inferiore ed è popolare nei PC di fascia media. Ma il vero colpo AMD lo piazza nel 1999 con Athlon (K7): un processore totalmente nuovo, che per la prima volta nell’era moderna supera Intel in velocità di clock e potenza di calcolo. Un Athlon da 1 GHz esce prima del Pentium III equivalente, sancendo che AMD può gareggiare in cima alla classifica prestazionale.

La “guerra dei MHz” tra Intel e AMD è iniziata, inaugurando un duopolio competitivo che caratterizzerà i decenni successivi, con benefici per i consumatori in termini di innovazione e prezzi. Nel campo delle workstation e server Unix, dopo la crescita iniziale, a fine anni ’90 si osserva un consolidamento. HP acquisisce Apollo Computer nel 1989 e prosegue con la propria linea HP 9000 (CPU PA-RISC), IBM evolve la linea RS/6000 (CPU Power), Sun domina nel web e telecom (grazie ai server SPARC/Solaris e al successo del linguaggio Java, inventato da Sun nel 1995 e presto diffusissimo per applicazioni enterprise e applet web).

Tuttavia la crescente potenza dei server Wintel (Windows NT su CPU Intel) e soprattutto l’avanzata di Linux su PC server iniziano ad erodere il mercato delle costose workstation proprietarie.

Un evento simbolico avviene nel 1998: DEC, pioniere dei minicomputer, in difficoltà dopo aver mancato l’onda dei PC, viene acquisita da Compaq. L’era dei minicomputer classici è finita, e si consolida l’idea che i server del futuro saranno fatti con componenti PC in cluster, o poche macchine molto potenti su architetture standard. Nel mondo dei PC brand, verso fine anni ’90 la classifica dei produttori vede in testa Compaq, che grazie anche all’acquisto di DEC diventa per un periodo il numero uno mondiale. Dell però cresce vertiginosamente con il suo modello diretto: vendite su catalogo e poi via web, produzione just-in-time e personalizzazione, offrendo prezzi aggressivi.

Nel 1999 Dell supera Compaq in quota di mercato USA.

HP è un altro protagonista, avendo costruito negli anni ’90 una forte presenza nei PC consumer (anche con l’acquisizione di parte di Compaq in alcuni mercati) e dominando il redditizio mercato delle stampanti (le LaserJet e DeskJet sono ovunque). IBM, pur innovando (introduce il laptop ThinkPad nel 1992 con grande successo nel mondo business), sceglie strategicamente di ridurre l’enfasi sul mercato PC a basso margine, concentrandosi su servizi: i suoi PC e portatili rimangono apprezzati ma con quote modeste rispetto a questi concorrenti.

Nel complesso, a fine anni ’90 il settore PC è maturo e competitivo, con margini in calo e bisogno di economie di scala: preludio a fusioni e acquisizioni (nel 2002 Compaq sarà acquistata da HP).

Anche il settore delle GPU decolla negli anni ’90, trainato dai videogiochi 3D.

Dopo i pionieri S3, Matrox e soprattutto 3dfx (che con la sua scheda Voodoo nel 1996 porta grafica 3D fluida sui PC), emergono due aziende che erediteranno il mercato: Nvidia e ATI. Nvidia, fondata nel 1993 da Jensen Huang e colleghi, trova il primo grande successo con la GPU RIVA TNT nel 1998 e soprattutto con la GeForce 256 nel 1999, presentata come la prima “GPU” (Graphics Processing Unit) capace di trasformazioni e illuminazioni in hardware. Le GeForce spingono in avanti la grafica per giochi e simulazioni.

ATI, dal canto suo, nel 1999 lancia la famiglia Radeon, inaugurando una rivalità a due nell’ambito delle schede video che continuerà per decenni (AMD acquisirà ATI a metà anni 2000). Le GPU, inizialmente dedicate solo al rendering grafico, chiudono il decennio già con qualche segnale del loro potenziale più ampio: nel 1999 Nvidia include nel marketing GeForce il concetto di elaborazione parallela per compiti non grafici, un’idea che maturerà pienamente nel decennio successivo con il GPGPU.

diamond monster3D VoodooDiamond Vodoo (Foto di Konstantin Lanzet  https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7521055)

Infine, sul finire degli anni ’90 si affacciano i primi telefoni cellulari digitali e gli assistenti personali (Palm Pilot, 1997), presagi della convergenza fra informatica e telecomunicazioni. Nokia e Motorola dominano la scena mobile, ma all’orizzonte vi sono già progetti per “smartphone” con funzionalità avanzate (ad esempio nel 1999 appare il BlackBerry per email mobile).

Queste iniziative ancora di nicchia preannunciano la rivoluzione mobile dei 2000, che vedrà nuovi contendenti come Apple e Google entrare in un campo allora estraneo.

In conclusione, gli anni novanta sono il decennio della connessione globale e del software per tutti. Il PC, con Windows, diventa l’elettrodomestico informatico universale che sfrutta Internet per collegare milioni di persone facendo nascere colossi come Amazon e Google. L’open source con Linux/Red Hat erode il monopolio dei sistemi proprietari sui server e la competizione Intel vs AMD anima il progresso dei chip. Dualmente Oracle e Sun prosperano alimentando le infrastrutture della nuova economia digitale, mentre IBM sopravvive reinventandosi.

Si chiude un millennio in cui l’informatica è passata da curiosità per scienziati a forza trainante dell’economia e della società, e tutto lascia presagire che nei 2000 questa tendenza non farà che accelerare.

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