Negli anni Sessanta l’industria informatica entra in una fase di maturazione e vede l’ingresso di nuovi protagonisti. IBM compie una mossa epocale nel 1964 annunciando il System/360, una famiglia di mainframe compatibili tra loro.
IBM System/360 (Foto di Gregory F. Maxwell, Wikimedia Commons, pubblico dominio)
È un progetto colossale, voluto da Thomas Watson Jr. (figlio del fondatore di IBM), che investe miliardi per creare un’architettura unificata.
Il System/360 rivoluziona il settore: per la prima volta un programma può girare su modelli diversi di computer IBM senza riscrittura. Questa compatibilità all’indietro diventa il punto di forza di IBM, che conquista ancora di più la fiducia delle aziende. Nel giro di pochi anni, il System/360 e la sua evoluzione System/370 diventano il cuore dei sistemi informativi di banche, assicurazioni, industrie e governi di tutto il mondo. IBM, con il suo “Big Blue”, consolida la reputazione di azienda solida e innovatrice, dominando il mercato dei grandi sistemi.
Tuttavia, mentre IBM prospera nei mainframe, altrove l’informatica si miniaturizza e nascono aziende destinate a fare storia.
Nel 1965 la Digital Equipment Corporation (DEC), fondata qualche anno prima da Ken Olsen, lancia il PDP-8, considerato il primo minicomputer di successo. A differenza dei mastodontici mainframe IBM, il PDP-8 è più piccolo ed economico, tanto da poter essere acquistato da laboratori, università e reparti aziendali più modesti.
DEC PDP‑8 (1965), considerato il primo minicomputer di successo commerciale (Foto di Geni, Science Museum, Londra, licenza CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons)
È l’inizio dell’era dei minicomputer: macchine come il PDP-8 e in seguito il PDP-11 (1970) di DEC democratizzano l’accesso all’elaborazione dati. DEC cresce rapidamente negli anni Sessanta, dimostrando che c’è spazio per approcci alternativi all’informatica oltre al modello centralizzato di IBM. Nel frattempo, in California, prende vita la rivoluzione dei microchip.
Nel 1968 Robert Noyce e Gordon Moore fondano Intel (Integrated Electronics), con l’obiettivo iniziale di produrre memorie a semiconduttore. Intel non lo sa ancora, ma è destinata a inventare il microprocessore che cambierà il mondo nel decennio seguente.

Robert Noyce e Gordon Moore
Un anno dopo, nel 1969, un altro ingegnere, Jerry Sanders, crea AMD (Advanced Micro Devices), inizialmente per produrre chip logici e di memoria compatibili con quelli Fairchild e Intel, gettando le basi di una futura competizione nell’ambito dei microprocessori. Gli anni Sessanta vedono anche emergere i primi barlumi di un’industria del software separata dall’hardware.
Nel 1964 IBM introduce il sistema operativo OS/360 per i suoi mainframe, e nei tardi anni ’60 sviluppa il linguaggio di programmazione COBOL per applicazioni gestionali.
In italia, Olivetti vive un momento di transizione. Dopo aver ceduto la divisione elettronica alla General Electric nel 1964, perde il ruolo diretto nel mercato dei computer elettronici di grande scala. Tuttavia, nel cuore di Ivrea proseguono i lavori su calcolatori più compatti e accessibili. L’azienda inizia a sviluppare una nuova generazione di strumenti pensati per uffici e professionisti.
Questa visione si concretizza con la nascita di un progetto destinato a fare storia: la Programma 101.

Olivetti Programma 101 (Foto collezione privata Felice Pescatore)
Presentata nel 1965 al BEMA di New York, il primo personal computer da scrivania al mondo, un calcolatore programmabile e compatto pensato non per ingegneri o scienziati ma per persone comuni in ufficio. Ideato da Pier Giorgio Perotto e un piccolo team di giovani ingegneri, il P101 si presenta in una scocca elegante disegnata da Mario Bellini e anticipa di anni le logiche che porteranno all’Apple I e all’IBM PC. Negli Stati Uniti, la macchina conquista anche la NASA, che la utilizza per le missioni Apollo.
Nel 1969, sotto la spinta di indagini antitrust, IBM prende una decisione che cambierà il settore: inizia a “scorporare” il software e i servizi dall’hardware, facendo pagare separatamente i programmi. Questo apre le porte alla nascita di aziende specializzate in software, fin lì quasi inesistenti.
La fine del decennio vede anche nascere ARPANET (1969), la rete sperimentale del Dipartimento della Difesa americano che collega fra loro computer di varie università: è il progenitore di Internet, destinato in futuro a unire il mondo.
Verso il 1966 un’altra azienda americana, Hewlett-Packard (HP), entra formalmente nel mercato dei computer lanciando il suo primo sistema, l’HP 2116A, progettato per il controllo di strumenti scientifici. HP, già nota per i suoi strumenti elettronici di precisione, inizia così una lunga espansione nel computing che abbraccerà calcolatori scientifici, mini sistemi e in seguito personal computer.
Alla fine degli anni Sessanta, il panorama informatico è quindi più vario: IBM resta la stella polare nel firmamento dei grandi sistemi, ma attorno ad essa orbita una nuova costellazione di imprese, da DEC a Intel, da HP alle prime realtà software, pronte a innovare e a cogliere le opportunità della crescente domanda di elaborazione.