Il 1981 segna un anno spartiacque, di fronte all’emergere dei microcomputer personali
Seguendo la scia dell'Apple II del 1977, nonchè dei diversi modelli Commodore e Tandy, IBM decide di entrare nel mercato PC per non perdere il treno.
Sotto la guida del manager William C. Lowe e dell’ingegnere Philip D. Estridge, IBM costituisce in gran segreto una divisione ad hoc a Boca Raton, Florida, per progettare un personal computer in tempi rapidissimi.

William C. Lowe
Philip Don Estridge
Il progetto, nome in codice Acorn, si basa su un’architettura aperta e contempla l’uso di componenti standard di terze parti, un approccio inedito per IBM.
Il risultato viene presentato il 12 agosto 1981: nasce l’IBM Personal Computer 5150, basato su CPU Intel 8088 a 16 bit e sistema operativo PC-DOS fornito dalla "piccola" Microsoft. Il PC IBM segna una pietra miliare: per la prima volta IBM vende un computer con pezzi non prodotti internamente, chip Intel e drive floppy Tandon, monitor e stampante esterni e sistema operativo DOS di Microsoft.

L'IBM 5150, il primo PC IBM (Foto collezione privata Felice Pescatore)
La scelta di un’architettura aperta viene presa per contenere i costi e lanciare il prodotto in soli 12 mesi.
Il successo supera ogni aspettativa: IBM stima di vendere 250.000 PC in 5 anni ma raggiunge quella cifra in meno di due. Il PC IBM diventa rapidamente lo standard di riferimento, favorendo anche la nascita di un ricco ecosistema di schede di espansione e periferiche compatibili, grazie alla documentazione pubblica dell’architettura.

La famossima pubblicità dell'IBM PC con Charlot (personaggio di Charlie Chaplin)
Tuttavia, proprio questa apertura rende facile la comparsa di cloni IBM PC: aziende rivali come Compaq, Dell e HP, producono PC compatibili a prezzi inferiori, erodendo la quota IBM. Big Blue tenta di mantenere il controllo introducendo nel 1987 una nuova linea, i Personal System/2 (PS/2), con un’architettura proprietaria e bus MicroChannel, oltre al un nuovo sistema operativo OS/2 sviluppato sempre con Microsoft.
Ma ormai il mercato dei PC è sfuggito al monopolio di Big Blue: lo standard Wintel, PC con Windows e CPU Intel, si impone negli anni ’90, relegando IBM a un ruolo secondario nei personal computer. Gli anni ’80 sono quindi caratterizzati da questa rivoluzione del PC, in cui IBM ha il merito di legittimare il personal computer come strumento aziendale, ma commette anche errori strategici.
Con il PS/2 si chiude il ciclo delle tre generazioni dei computer IBM (successivamente si andrà verso una standardizzazione dettata dal mercato):
1ª generazione – IBM PC (1981) e derivati diretti
- Modello capostipite: IBM 5150 (IBM Personal Computer), presentato nel 1981.
- Basato su architettura IBM PC con processore Intel 8088 e bus ISA a 8 bit.
- Compatibile con MS-DOS/PC-DOS.
- Seguono varianti come IBM PC XT (1983, con hard disk integrato) e IBM Portable PC (1984).
2ª generazione – IBM PC/AT (1984)
- Modello principale: IBM 5170 (IBM Personal Computer/AT).
- Introduce il processore Intel 80286, bus ISA a 16 bit, BIOS aggiornato e capacità di indirizzare più memoria.
- Più potente e veloce rispetto ai PC/XT, è il riferimento architetturale per i cloni “AT compatibili”.
- Introdotto anche il formato di dischetto da 1,2 MB (5,25 pollici ad alta densità).
3ª generazione - IBM PS/2 (1987)
- Bus ISA con il Micro Channel Architecture
- Connettori PS/2 per tastiera e mouse (Mini-DIN a 6 pin).
- Floppy disk da 3,5" ad alta densità (1,44 MB) come formato principale.
- Standard VGA per la grafica, con risoluzione 640×480 a 16 colori (o 320×200 a 256 colori) e palette di 262.144 colori.
- UART 16550 per la comunicazione seriale più affidabile.
Sicuramente IBM ha sottovaluto il ruolo crescente, e sempre più centrale, del software, lasciando che sia Microsoft a fornire il sistema operativo DOS e, in seguito, Windows, perdendo così il controllo della piattaforma PC e dei relativi enormi profitti. Come riconosciuto a posteriori, IBM considera inizialmente il software un affare secondario rispetto all’hardware, non comprendendo subito che la mente del PC sarebbe diventata ben più redditizia del corpo.
Questo errore le si ritorce contro nella seconda metà degli anni ’80, quando Microsoft diventa dominante. Sul fronte aziendale interno, la rapida crescita seguita al successo dei mainframe e poi dei PC, rende IBM un colosso burocratico e lento nel reagire. La concorrenza dei cloni PC, la pressione su prezzi e la perdita di quote di mercato, portano IBM alla sua prima ristrutturazione massiccia.
Nel 1987, il CEO di allora, John Akers, avvia tagli e snellimenti senza precedenti: vengono eliminati decine di migliaia di posti di lavoro e semplificati i livelli gerarchici, il tutto nel tentativo di ridurre i costi e recuperare agilità. Parallelamente, IBM inizia a riequilibrare il modello di business, riconoscendo che i margini dell’hardware si assottigliano e puntando maggiormente su software e servizi a valore aggiunto.
Vengono identificate tre aree chiave su cui investire: servizi IT, consulenza e integrazione, assistenza e i sistemi di fascia media per le imprese. In particolare, la nuova linea AS/400, lanciata nel 1988, viene molto apprezzata da PMI, dipartimenti decentrati e grandi gruppi bancari.
Questa strategia getta le basi per la trasformazione futura di IBM, ma nell’immediato non evita il calo di profittabilità. Verso fine anni ’80, inoltre, IBM perde un altro treno nel mondo PC: il sistema operativo OS/2, che ha sviluppato insieme a Microsoft come successore di DOS, viene surclassato dal nuovo Windows 3.0 e 3.1, portando Microsoft e IBM alla rottura della partnership relativa nel 1990, e lasciando Windows in posizione dominante, mentre OS/2 viene relegato a nicchie di mercato.

OS/2 2.0 "LA"
In sintesi, nel passaggio agli anni ’90, IBM si trova in difficoltà malgrado il nome prestigioso e il dominio nei mainframe. Big Blue ha perso la leadership nel mondo dei PC e subisce concorrenza su tutti i fronti, compresi minicomputer, workstation e software.
La cultura aziendale è costretta ad evolvere da quella del "dinosauro" sicuro di sé a un approccio più umile e aperto alle collaborazioni esterne.