Le sfide del nuovo millennio

All’alba del XXI secolo Intel si trova ad affrontare un mondo in rapida trasformazione.

Dopo alcune difficoltà nei primi anni 2000, legate anche all’architettura Pentium 4 che puntava tutto sulle alte frequenze pagando però consumi elevati, Intel cambia rotta e presenta nel 2006 la famiglia Core, basata su una microarchitettura più efficiente. I nuovi processori Core 2 Duo segnano la ripresa di Intel: offrono prestazioni per watt nettamente superiori e riconquistano la supremazia su AMD.

Proprio nel 2006 anche Apple decide di adottare CPU Intel nei suoi computer Macintosh, abbandonando i PowerPC: è un altro momento storico, che amplia il raggio d’azione di Intel dal mondo Windows a quello Apple. Negli anni seguenti Intel consolida la propria posizione sia nel mercato consumer (con le linee Core i3/i5/i7/i9) sia in quello dei server, dove i processori Xeon diventano lo standard nei data center aziendali.

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L’azienda introduce un rigoroso ciclo di innovazione noto come “tick-tock” (alternando avanzamenti nel processo produttivo a nuove microarchitetture), e per lungo tempo riesce a rispettarlo, sfornando chip sempre più miniaturizzati secondo la famosa Legge di Moore.

Tuttavia, attorno alla metà degli anni 2010, iniziano a emergere nuove sfide.

Da un lato esplode la mobilità: smartphone e tablet diventano i dispositivi principali per milioni di utenti. Qui domina l’architettura concorrente ARM, più efficiente nei consumi, e Intel fatica a entrare in questo mercato.

Pur investendo in progetti come i chip Atom per dispositivi mobili, l’azienda non riesce a replicare nel mobile il successo ottenuto sui PC. Dall’altro lato, la stessa Apple, che per anni aveva utilizzato CPU Intel nei Mac, sviluppa internamente chip ARM sempre più potenti: nel 2020 annuncia la transizione dei Mac ai propri Apple Silicon, ponendo fine alla lunga collaborazione con Intel.

È un segnale dei tempi: l’ecosistema tecnologico sta cambiando e Intel non è più l’attore indiscusso in ogni settore. In parallelo, la rivale AMD conosce una nuova rinascita. Sotto la guida di Lisa Su, AMD lancia nel 2017 l’architettura Zen e i processori Ryzen, che riportano competitività sul fronte x86.

Grazie a scelte progettuali avanzate (come il design a chiplet) e all’uso di tecnologie di produzione all’avanguardia (affidandosi ai nodi di 7nm di TSMC), i nuovi chip AMD riescono a superare Intel in efficienza energetica e nel numero di core disponibili, riconquistando significative quote di mercato.

Intel, pur restando leader di mercato, accusa il colpo: a causa di ritardi nello sviluppo del proprio processo a 10nm, è costretta a prolungare l’uso della tecnologia 14nm oltre il previsto e vede ridursi il suo vantaggio competitivo.

Inoltre, emergono preoccupazioni di sicurezza quando vengono scoperte vulnerabilità nei suoi processori (Spectre e Meltdown nel 2018), che richiedono mitigazioni e spingono l’azienda a rivedere alcune scelte di progettazione.

Questi fattori, uniti alla crescente concorrenza, portano Intel a intraprendere importanti cambiamenti strategici verso la fine degli anni 2010.

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