Dal ritardo tecnologico, al sostegno pubblico e all'accordo con NVIDIA

Verso la fine del primo decennio del nuovo millennio, dopo il picco di fatturato del 2020, Intel entra in un ciclo difficile: ricavi in calo, pressione competitiva (AMD, ARM) e ritardi nella corsa ai nodi produttivi.

Viene così avviato un processo di riorganizzazione interna che, nel 2021, vede tornare al timone Pat Gelsinger (veterano della società), con l’obiettivo di rilanciare l’innovazione e recuperare la leadership nei processi produttivi.

L'azienda investe miliardi di dollari in nuovi stabilimenti produttivi di chip, annunciando piani di costruzione di fonderie avanzate negli Stati Uniti e anche in Europa (previsti investimenti per 80 miliardi di euro) per aumentare la capacità e ridurre la dipendenza dalle fab asiatiche. Si tratta di una mossa che risponde alla crisi globale dei semiconduttori e agli sforzi di molti paesi di avere una filiera più sicura.

Sul fronte tecnologico, Intel esplora nuove strade che vanno oltre la tradizionale CPU general-purpose: sviluppa chip specializzati per intelligenza artificiale e guida autonoma (anche tramite acquisizioni, come quella di Mobileye nel settore automotive), e lancia (2022) Intel Arc nel mercato delle schede grafiche. 

iArcIntel ARC

A inizio 2023 il management parla apertamente di “inciampo”, con trimestri deboli e guidance negativa, portando a una ristrutturazione dei conti, che separa il reporting della divisione foundry, cosa che, nell’aprile 2024, rivela come la manifattura abbia perso 7 miliardi nel 2023 (da –5,2 mld nel 2022), evidenziando l’urgenza di rifocalizzare costi, investimenti e roadmap tecnologica

Per rimettere in sesto la base industriale americana dei semiconduttori, la Casa Bianca e il Dipartimento del Commercio firmano con Intel (marzo 2024) un accordo preliminare per fino a 8,5 miliardi in finanziamenti diretti e 11 miliardi in prestiti, accordo che ricade nel perimetro del "CHIPS & Science Act".

chip and science actCHIPS & Science Act

I fondi sostengono espansioni in Arizona, Ohio, New Mexico e Oregon.

Intel intanto definisce la cornice finanziaria del nuovo modello foundry (aprile 2024), per più trasparenza e disciplina sui costi, ma il 2024 si chiude comunque durissimo: perdita annua di 18,8 miliardi (prima perdita dal 1986), a fronte di ricavi ~53 miliardi.

Nel 2025 la cura prosegue: tagli di personale a doppia cifra percentuale e riduzione spese, con 1,9 miliardi di oneri di ristrutturazione già nel Q2 2025 e guidance prudente. Il trimestre chiude a 12,9 mld di ricavi, ma in perdita; il messaggio è “semplificare per ripartire”.

In parallelo, Intel cede il controllo della divisione Altera (programmabili) per fare cassa e snellire la struttura e, sul piano della governance, la guida della socieà passa a Lip-Bu Tan che sposa fin dal primo giorno un’impostazione più “essenziale” su spese e pipeline.

Ad agosto 2025 arriva un fatto inedito: gli Stati Uniti annunciano di prendere circa il 10% di Intel per 8,9 miliardi di dollari: un’operazione legata all’obiettivo di mettere in sicurezza la filiera produttiva nazionale e accelerare la trasformazione dell’azienda. È un intervento diretto nell’azionariato che si somma ai fondi CHIPS già concordati nel 2024

Sempre nello stesso anno, il 18 settembre, NVIDIA comunica l’investimento da 5 miliardi in azioni Intel (a 23,28 $/azione, soggetto a iter regolatori).

intel nvidia

Le aziende spiegano l’obiettivo: connettere strettamente l’architettura AI di NVIDIA con la piattaforma x86 di Intel tramite NVLink, sia nel data center (CPU x86 Intel personalizzate dentro le piattaforme AI NVIDIA) sia nel PC (SoC x86 con chiplet RTX).

Nei documenti ufficiali spicca la frase di Jensen Huang (CEO di NVIDIA):

“L’AI alimenta una nuova rivoluzione industriale… questa collaborazione unisce strettamente le nostre piattaforme”.

La notizia muove i mercati: il titolo Intel vola oltre il +20% nella giornata, e i media parlano di “ancora di salvezza” e di possibile punto di svolta per il rilancio.

L'alleanza è un vero è proprio scossone che punta ad impattare fortemente su due principali settori:

  • Cloud AI: le piattaforme NVIDIA vivono di GPU con memoria ad alta banda e interconnessioni a bassa latenza; NVLink con CPU x86 su misura promette meno colli di bottiglia e migliore scalabilità di addestramento e inferenza. Più efficienza = più modelli serviti a pari watt e capex.
  • PC: portare RTX come chiplet vicino alla CPU x86 consente codec AV1 di nuova generazione, upscaling AI (DLSS/XeSS/FSR), accelerazione locale di modelli (da creatività a produttività) con un bilancio energetico migliore. In chiave “AI PC”, è il passo oltre la NPU: quando i carichi crescono, la GPU resta il motore più flessibile e potente per l’AI di bordo.

In conclusione, la storia di Intel è un viaggio attraverso l’evoluzione dell’informatica: dall’era pionieristica del primo microprocessore al dominio sui personal computer con l’alleanza Wintel, fino alle sfide globali del presente.

Con i suoi alti e bassi, Intel ha costantemente svolto un ruolo chiave nel plasmare il mondo digitale in cui viviamo.

La sua capacità di innovare, già dimostrata più volte nella sua storia, e i recenti accordi anche con ex rivali, saranno determinanti per affrontare il futuro dell’informatica, in un panorama in cui i computer non sono più solo su ogni scrivania, ma in ogni tasca e persino in ogni oggetto intelligente intorno a noi.

Intel, forte di un’eredità di invenzioni e conquiste industriali, si propone di essere uno dei protagonisti nelle nuove evoluzioni digitali, fedele al proprio spirito originario: “only the paranoid survive”, come amava ripetere Andy Grove.

 

 

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