Steve Ballmer non ha mai avuto il carisma di Bill Gates quando ha guidato Microsoft, tanto che il web impazziva di articoli basati su presunti rumors che annunciavano il possibile ritorno di Gates alla guida di Microsoft.
Nel periodo, anche su Facebook nascono diversi gruppi, tra cui l’”imperativo” “Bill Gates come back to Microsoft!”

Bill Gates come back to Microsoft!
D’altronde gli stessi dipendenti soffrono di una guida poco chiara e di scelte che non condividono, come dimostra l’abbandono in massa della sala dove Ballmer stava spiegano che il “futuro di Microsoft è legato al connubio tra i Tablet e Windows 8”.
Ma cosa si cela dietro la figura di Gates? O meglio, come è riuscito a divenire icona stessa di Microsoft al punto di essere ritenuto da molti l’unico in grado di ridare slancio a BigM?
L’immagine di Gates è stata costruito negli anni dai responsabili della comunicazione Microsoft (partendo ovviamente dalle caratteristiche naturali dello stesso fondatore della società di Redmond), proprio per contrastare i giudizi che tipicamente si hanno del colosso dell’informatica:
- I prodotti Microsoft sono di scarsa qualità e ottengo successo solo grazie al monopolio dell’azienda sul mercato
- Microsoft è sempre stata temuta e odiata dal mercato
- Alla gente non piace Bill Gates
E così, lo stile di Gates si riassume nello “zen del marketing”, caratterizzato da tre elementi: gli abiti, il comportamento e l’umiltà finanziaria.
Per quanto riguarda gli abiti, il look del co-fondatore di BigM non è mai stato particolarmente curato: quasi sempre si presenta (e si presenta tutt’oggi) con vestiti classici e un taglio di capelli con poche pretese. Ma il vero fiore all’occhiello sono i “grandi occhialoni” che gli conferiscono un’aria impacciata e mite, cosa che le persone amano molto più di un uomo di affari sempre tirato a lucido.
Negli anni ’80 è davvero difficile non trovare un'immagine di Bill con il classico floppy da 5.25”.
Time Magazine del 1984
Se si guarda ai comportamenti, nonostante Gates abbia creato un impero e lo abbia fatto giocando più di una volta fuori dagli schemi (e dalle regole), a memoria non risulta che abbia mai insultato o denigrato in modo diretto i propri competitor, a differenza, ad esempio, di quanto fatto da Ellison di Oracle che ha pronunciato la storica e irritante frase: “Non è sufficiente che noi (Oracle) si vinca, quel che conta è che tutti gli altri dovranno perdere”.
Nei vari discorsi tenuti, ha sempre trasmesso il messaggio di uno che crede in quello che dice, una persona che sa bene cosa vuole ed è disposto a rimettersi sempre in gioco per raggiungere l’obiettivo.
Questo piace, lo distingue fortemente da Ballmer e lo accomuna ad un altro grande del mondo IT: l’arci-rivale Steve Jobs. Tutto ciò traspare nei diversi libri scritti, in particolare: la strada che porta al domani e business alla velocità della luce.
The Road Ahead, La strada che porta al domani (copertina del libro utilizzata al solo scopo divulgativo)
Il Terzo elemento sono i soldi, con Bill incoronato per anni come l’uomo più ricco del mondo. Nonostante ciò, non ha mai ostentato la propria ricchezza (ad esclusione della mega dimora da 50milioni di dollari) ed è sempre stato impegnato in attività benefiche, tanto da creare la Bill e Melinda Gates Foundation a cui ora dedica praticamente la sua intera esistenza.
A tal proposito, su uno degli ultimi numeri di Wired è stato possibile leggere un'intervista a Mr Microsoft in cui l’informatica non è nemmeno menzionata e l’unico argomento è il “nucleare di quarta generazione”, di cui parla con sicurezza e maestria.
Se l'opinione pubblica apprezza queste qualità, la fine degli anni ’90 hanno messo a dura prova l'immagine di “bravo ragazzo” dell’uomo più ricco del mondo. In particolare la lunga causa dell’antitrust americana per l’abuso di posizione dominante e quindi per la violazione delle leggi sulla concorrenza relativamente ad Internet Explorer incluso nei sistemi Windows, ha offuscato l’immagine di Gates, nonostante la vittoria legale di Microsoft.
Oggi, Gates è un apprezzato filantropo, impegnato, inoltre, su tanti fronti sociali e umanitari.