La morte di Adriano, di Tchou e i tragici anni '60

Gli anni ‘60 cominciarono male per l’Olivetti. Infatti nel 1960 muore Adriano Olivetti, a cui segue, un anno dopo, la tragica scomparsa di Mario Tchou in un incidente stradale.

Come se non bastasse, gli investimenti fatti per acquisire l’americana Underwood hanno indebolito la posizione finanziaria dell’azienda, portando l’indebitamento a oltre 200 miliardi di lire. L’attività informatica soffre infatti della ristrettezza del mercato italiano, nel quale si preannunciala fine del boom economico: occorre un salto di scala sia per coprire le ingenti spese di ricerca e sviluppo ormai necessarie, sia per garantire una massa critica sufficiente.

Così la famiglia Olivetti apre il capitale a un gruppo formato da banche e imprese italiane che formano una sorta di “comitato di risanamento” in cui entrano Fiat, Pirelli, Centrale, Mediobanca e IMI. I nuovi azionisti giudicano che Olivetti non ha le forze per allargare il proprio mercato informatico, opinione condivisa dallo stesso consiglio di amministrazione, che, dopo la morte dell’avanguardista Adriano Olivetti, sogna un rientro alla grande sul mercato dei prodotti meccanici tradizionali.
Viene quindi decisa la cessione delle attività informatiche (allora in perdita) alla General Electric che, decisa ad entrare in forze nel mercato, ha nel frattempo acquisito anche la Bull, ad un prezzo che molti definirono un regalo.

Così nel 1964 venne costituita la OGE, Olivetti-General Electric, con l’azienda americana che controlla il 75% delle azioni, con il pieno avvallo dello stato. Si compie così il più grande errore nel settore IT della storia italiana!

In Olivetti in quegli anni è in corso lo sviluppo della nuova linea 4000, un famiglia di elaboratori per uso gestionale destinata ad aziende medio-piccole che già adotta i nuovi circuiti integrati, che dopo la cessione diventa il GE100, venduto in 4.000 esemplari in tutto il mondo, secondo come vendite solo all’IBM.

puboli7 Pubblicità Olivetti ELEA 4001 (ca. 1962) – elaboratore elettronico modulare di medie dimensioni progettato dalla Divisione Elettronica Olivetti per aziende di piccola e media scala. (Immagine storica presumibilmente di pubblico dominio - fonte: Archivi Olivetti)
 

Ad osservare da lontano tutti questi cambiamenti è il piccolo gruppo di informatici rimasti in Olivetti dopo la cessione alla GE.

Il team guidato da Piergiorgio Perotto (1930-2002) e composto da Giovanni De Sandre, Gastone Garziera e Giancarlo Toppi continua il suo lavoro di ricerca, all’interno di un’azienda che vede la sua presenza quasi come un “ingombro” da tollerare per non uscire definitivamente di scena da un settore che solo poco prima era stato considerato strategico.

L’obiettivo del gruppo è la realizzazione di un calcolatore non destinato agli specialisti, di basso costo, che stia su una scrivania e che offra una interazione uomo-macchina assolutamente alla portata di tutti.

Il progetto restò in Olivetti perché GE non era assolutamente interessata ad un “mini” computer, permettendo al team di Perotto di dar vita nel 1965 allaalla Programma 101 (P101, conosciuta anche come “perottina”), che, nonostante nella forma assomigli più ad una calcolatrice che a un PC dei giorni nostri, del personal ha molte caratteristiche. Il design del nuovo calcolatore è opera di Mario Bellini, che introduce elementi di eleganza e di ergonomia che caratterizzeranno anche in seguito la maggior parte dei prodotti Olivetti.

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Olivetti Programma 101 (Foto collezione privata Felice Pescatore) 

Nel frattempo, sull’onda del successo, General Electric acquisisce nel 1967 l’intero pacchetto azionario della OGE trasformandola in GE Information System Italia e assorbendo la quasi totalità degli addetti della Divisione Informatica dell’Olivetti.

Ma i cambiamenti non sono ancora terminati, perché nel 1970 General Electric cambia improvvisamente rotta e decide di puntare su altri settori strategici dell’elettronica, abbandonando il settore informatico.

L’attività informatica viene quindi ceduta alla Honeywell, che nel frattempo sta tentando di entrare in maniera più forte sul mercato: la nuova società si chiama Honeywell Information System Italia.

Anche in questo caso l’attività di progettazione non è interrotta ed il gruppo italiano viene incaricato dello sviluppo del Modello 62, appartenente alla linea 60 della Honeywell, entrato in produzione nel 1974.

In quegli anni comincia anche una collaborazione con l’industria giapponese. Honeywell firma infatti un accordo con la NEC (Nippon Electric Company) concedendo ai giapponesi la licenza di produzione della serie 60, compreso il modello L62 prodotto in Italia.

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