La seconda metà degli anni novanta trasforma Oracle da “azienda del database” a piattaforma completa per applicazioni, middleware e, progressivamente, gestione dei sistemi.
La traiettoria del prodotto scandisce i passaggi: Oracle8 (1997) mette ordine nei grandi volumi e nelle estensioni oggetto, mentre Oracle8i (1999) si presenta come database “Internet-ready”, integrando in modo nativo protocolli e logiche di rete e introducendo il supporto server-side a Java.
Oracle8i - CD di installazione
Con Oracle9i (2001) debutta Real Application Clusters (RAC), che consente a più istanze di accedere al medesimo database per aumentare disponibilità e scalabilità. Nel 2003 la sigla “g” di 10g esplicita il disegno “grid”, con una visione elastica delle risorse. Nel 2007 11g porta ulteriore maturità su gestione, ottimizzazione e funzioni analitiche.
In parallelo si allarga l’offerta applicativa. La E-Business Suite cresce per coprire processi contabili, supply chain, HR e CRM, mentre si consolida il middleware che deve collegare mondi eterogenei.
È il contesto in cui Oracle sceglie la via delle acquisizioni strategiche. Dopo la lunga e aspra battaglia con PeopleSoft, l’operazione si chiude nel gennaio 2005: PeopleSoft entra nel perimetro Oracle e, con essa, l’eredità JD Edwards nel manifatturiero.
Nel 2006 è la volta di Siebel, che rafforza pesantemente il perimetro CRM. Nel 2007 arriva Hyperion, specialista di performance management e consolidamento e nel 2008 BEA Systems porta in dote WebLogic, Tuxedo e un patrimonio middleware che diventerà il cuore dell’offerta Oracle Fusion Middleware.
Oracle Fusion Middleware
L’idea è tanto semplice quanto ambiziosa: disporre di un portafoglio completo, dagli strati applicativi alla colla tecnologica che governa integrazione, sicurezza, transazioni e servizi.
L’inizio del nuovo decennio apre anche la stagione delle “macchine ingegnerizzate”: nel 2008 Oracle presenta Exadata v1 insieme a HP come “database machine” integrata per il data warehousing. L’anno successivo, in coincidenza con l’operazione Sun, Exadata v2 passa all’hardware Sun e prefigura la strategia di co-ingegneria hardware+software che caratterizzerà gli anni successivi. L’azienda propone una promessa chiara ai clienti enterprise: non solo componenti, ma sistemi ottimizzati end-to-end, dal disco alla query.
Sul piano tecnologico-culturale, la stagione “Internet” è anche quella in cui Oracle prova a guidare lo sviluppo basato su standard.
L’adozione di Java lato server, la formalizzazione di specifiche enterprise, il consolidamento del middleware come tessuto connettivo, sono tasselli che alimentano un racconto coerente: applicazioni componibili sopra un’infrastruttura dati affidabile, con strumenti di gestione che consentono di governare ambienti eterogenei. L’altra faccia della medaglia è la complessità: integrare acquisizioni, roadmap e basi clienti diverse richiede una disciplina ingegneristica e un governo del ciclo di vita dei prodotti che pochi player riescono a esercitare senza attriti.
L’operazione che chiude simbolicamente il periodo è l’acquisizione di Sun Microsystems, annunciata nell’aprile 2009 e completata nel 2010.

Con Sun arrivano Java, Solaris, SPARC e una costellazione di tecnologie che rafforzano il racconto di piattaforma completa, dal linguaggio all’OS, dal middleware al database fino all’hardware. È anche l’inizio di una nuova fase: l’ingegneria integrata e, poco dopo, la nuvola come terreno di confronto.
Ma gli anni 1996–2010 restano, per Oracle, l’epoca in cui l’azienda passa dall’essere “il database” a essere “lo stack”.