Gli esordi e lo ZX80

Il primo prodotto di mercato di Sinclair è lo ZX80, introdotto sul mercato nel 1980 e progettato attorno al potente (per il metro di allora) processore a 8 bit Zilog Z80A. Il nuovo computer rimpiazza, con maggiori ambizioni, la precedente scheda-CPU, MK-14 e raccoglie intorno a sé un gruppo di persone di grande capacità con l'obiettivo di sviluppare un sistema di fattura essenziale e autosufficiente, adatto alle esigenze e alle tasche di sperimentatori e studenti.

Un risultato ottenuto progettando fuori dagli schemi e ricorrendo a soluzioni innovative.

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Sinclair ZX80 (Foto collezione privata Felice Pescatore)

l design dello ZX80 fu rivoluzionario. Sinclair e il suo team scelsero deliberatamente un approccio fuori dagli schemi, ricorrendo a soluzioni ardite e ingegnose per ridurre al minimo i costi e la complessità. La caratteristica più sorprendente era forse l’assenza di circuiti elettronici dedicati per le funzioni di base: tutte le operazioni di input/output, la generazione del segnale video e la gestione della tastiera erano affidate direttamente alla CPU, tramite codice scritto in assembler. Una scelta che stressava la CPU al punto che, durante l’esecuzione dei programmi o l’utilizzo del registratore, lo schermo si spegneva temporaneamente. Ma il pubblico di riferimento — entusiasti e apprendisti programmatori — era disposto ad accettare simili compromessi in cambio dell’accesso alla programmazione domestica.

In un’epoca in cui i computer richiedevano periferiche specializzate e costose, Sinclair democratizzò l’informatica domestica.

Lo ZX80 poteva essere collegato a una semplice TV in bianco e nero e utilizzava un normale registratore a cassette per il salvataggio dei dati. I componenti scelti erano economici e di largo consumo: chip standard, un oscillatore ceramico (tipicamente usato nelle radio) al posto del più costoso quarzo, una tastiera a membrana e un case in plastica chiuso con rivetti.

Il software dello ZX80 seguiva la stessa filosofia minimalista. L’interprete BASIC, integrato con il firmware in una ROM da appena 4 KB, permetteva di scrivere programmi usando combinazioni di tasti che codificavano ogni comando in un singolo byte. L’editor del BASIC offriva una funzione avanzata per l’epoca: la segnalazione degli errori di sintassi direttamente durante l’immissione del codice. Insieme al computer, Sinclair offriva il manuale "A Course in BASIC Programming", rendendo lo ZX80 uno strumento didattico alla portata di tutti. Il successo fu immediato: in meno di due anni furono venduti oltre 70.000 esemplari, molti anche in kit da assemblare.

La spinta all’innovazione portò Sinclair a collaborare con Ferranti, azienda specializzata in semiconduttori, che sviluppò un componente digitale innovativo: l’ULA (Uncommitted Logic Array). Questo chip permetteva di integrare funzioni logiche complesse tramite la programmazione di migliaia di porte logiche, semplificando ulteriormente il progetto. Grazie all’ULA, Sinclair poté ridurre il numero di componenti, tagliare ulteriormente i costi e dare vita al suo successore: lo ZX81.

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Sinclair ZX81 (Foto collezione privata Felice Pescatore)

Lanciato nel 1981, lo ZX81 riprendeva l’architettura dello ZX80, ma la semplificava ancora di più. Al suo interno trovavano posto solo quattro chip: CPU, ROM, RAM e l’ULA. Questa drastica riduzione della complessità consentì a Sinclair di proporre il nuovo modello a un prezzo pari a circa due terzi di quello del predecessore.

La ROM era raddoppiata a 8 KB e conteneva un interprete BASIC migliorato, con supporto per numeri in virgola mobile, funzioni trigonometriche, grafica testuale a bassissima risoluzione (64x44 pixel) e la gestione di una stampante dedicata. Era stata introdotta anche una modalità di funzionamento "slow" che permetteva alla CPU di mantenere attivo il segnale video durante l'esecuzione dei programmi, sebbene a scapito della velocità.

In parallelo, Sinclair sviluppò la ZX Printer, una stampante pensata per essere tanto economica quanto coerente con la filosofia del sistema. Si trattava di una periferica ridotta all’essenziale: due aghi, trascinati da un motore, bruciavano la superficie di una carta metallizzata per generare i caratteri. Tutto il lavoro veniva svolto dalla CPU dello ZX81, che, tramite un circuito ULA, inviava alla stampante i segnali di controllo. Non c’erano né controller né generatore di caratteri: tutto era gestito via software dal computer stesso.

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ZXPrinter (Foto collezione privata Felice Pescatore)

 

Il successo dello ZX81 superò ogni aspettativa. In soli 12 mesi vennero venduti oltre 500.000 esemplari.

Dal luglio 1982, il computer venne prodotto su licenza anche negli Stati Uniti dalla Timex, con il nome di Timex Sinclair 1000, contribuendo alla diffusione globale dell’informatica personale a basso costo.

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