Alla soglia dei primi anni ’90, con SPARC maturo e Solaris in rampa, Sun ha già fissato i capisaldi che la definiranno a lungo: workstation e server “di rete”, un sistema operativo Unix curato in casa, e protocolli aperti che rendono la rete parte integrante dell’esperienza di calcolo.
Sun smette di essere “solo” un marchio da laboratorio e diventa una colonna portante dell’infrastruttura Internet, con al centro del proprio ecosistema Solaris, che abbraccia progressivamente l’architettura x86 e si consolida come Unix “di produzione” per carichi mission-critical. È la piattaforma su cui girano directory, database, web e applicazioni enterprise negli anni in cui il web esplode.
Sun Solaris 7 (Foto collezione privata Felice Pescatore)
Il 1995 è l'anno di Java , nato all’inizio del decennio come progetto Oak/Green (pensato per l’elettronica di consumo), che si presenta con la promessa “Write Once, Run Anywhere”: compilazione in bytecode ed esecuzione tramite JVM su piattaforme diverse. Il “colpo” commerciale è l’accordo con Netscape: il browser più diffuso integra il supporto alle applet e trasforma un web statico in qualcosa che sembra finalmente interattivo.
Pochi anni e la storia si sposta lato server: specifiche enterprise, container applicativi e un’enorme ondata di siti e servizi Java-based nella prima Internet commerciale. Al di là delle mode, l’idea di portabilità via macchina virtuale segna profondamente l’ingegneria del software e prepara la stagione delle piattaforme gestite.
La vocazione “internet first” di Sun non si ferma però a Java. Con Jini (1998–99) l’azienda prova a estendere al mondo dei dispositivi distribuiti la stessa filosofia di scoperta dinamica e plug-and-work: servizi che si annunciano in rete, clienti che li scoprono e li usano via contratti Java. È un’idea forse in anticipo sui tempi, ma coerente con lo slogan “The Network is the Computer” e con l’aspirazione a fare della rete un unico spazio di calcolo. In parallelo prosegue anche la battaglia culturale: le uscite di Scott McNealy e le campagne pro-standard alimentano il confronto con Microsoft e spingono un racconto di apertura che molti sviluppatori abbracciano.
Sul "silicio" la traiettoria è altrettanto netta. Dopo gli SPARC “classici”, Sun introduce UltraSPARC e poi, a metà degli anni duemila, il paradigma del throughput computing con UltraSPARC T1 “Niagara”: molti core, molti thread hardware e consumi ridotti per i carichi altamente concorrenti del web (HTTP, application server, directory).
Sun UltraSPARC T1 (Foto: ZyMOS - CC BY-SA 4.0, wikimedia)
Il T1 porta in 1 socket 8 core / 32 thread, privilegiando il parallelismo rispetto alla corsa al clock, e inaugura server pensati per scale-out e per data center che cominciano a misurare i watt non meno dei benchmark.
È un cambio di stile progettuale che si allinea al traffico reale di Internet: tante richieste leggere, sempre.
Da un punto di vista di Solari, le diverse evoluzioni sviluppano tre leve caratterizzanti fondamentali: osservabilità, integrità del dato, isolamento.
Nello specifico:
- DTrace (2004) che porta l’osservabilità profonda: uno strumento di instrumentation dinamica capace di analizzare kernel e user-space con “zero probe effect” quando non attivo, utile per diagnosticare colli di bottiglia in produzione senza riavviare né ricompilare.
- ZFS rompe lo schema tradizionale file system + volume manager introducendo pooled storage, checksumming end-to-end, snapshot e clone istantanei, puntando a integrità e semplicità operativa.
- Zones/Containers (Solaris 10) implementano una virtualizzazione leggera a livello di OS con ambienti isolati e policy di resource management: un’idea di “slicing” del sistema che influenzerà molto del pensiero successivo su container e tenancy.
I tre elementi sono l’espressione ingegneristica di un medesimo obiettivo: governare sistemi sempre più grandi e distribuiti senza perdere visibilità né controllo.
Sun Solaris 8 e 9 (Foto collezione privata Felice Pescatore)
Alla costruzione della piattaforma completa, Sun aggiunge tasselli strategici attraverso acquisizioni e aperture di codice.
Nel 1999 compra StarDivision e, nel 2000, apre il codice di StarOffice dando vita al progetto OpenOffice.org: un’alternativa libera alle suite proprietarie che porterà, anni dopo, anche alla costellazione di fork e distribuzioni. Scelta coerente con l’idea di stack aperto: sistema, linguaggio, strumenti e, sempre più, applicazioni.
Tra il 2000 e il 2003, il riflusso post dot-com pesa, però, sui conti e sul morale: i budget IT si raffreddano, una parte dell’ecosistema sposta l’attenzione verso x86 + Linux, e anche figure simbolo come Bill Joy lasciano l’azienda (2003).
Eppure, se si alza lo sguardo oltre il ciclo economico, la decade lascia un’eredità inequivocabile: un Unix “production-grade” con strumenti d’osservabilità e virtualizzazione pionieristici, un’architettura RISC competitiva ripensata per il mondo web, e un linguaggio/piattaforma (Java) che definisce la portabilità applicativa sul lato server.
Sono proprio queste basi che consentiranno a Sun di riposizionarsi negli anni successivi, tra x86, open source e nuovi modelli di business.