Nella seconda metà del duemila, Sun prova a ritrovare scala e margini in un mondo che corre verso x86 “commodity” e software libero.
La strategia ha due binari: da un lato, continuare a innovare il proprio stack Solaris, dall’altro, aprire il codice per allargare la community.
Nel 2005, Sun rilascia gran parte di Solaris sotto licenza CDDL e avvia OpenSolaris, segnando uno dei più importanti movimenti open source promossi da un vendor enterprise di quell’epoca. L’idea è chiara: trasformare Solaris in una piattaforma con sviluppo aperto, documentazione pubblica e contributi esterni, anche con iniziative sulle patent commons per rassicurare chi intende riusare il codice.
Il secondo binario è l’espansione applicativa open source.
A inizio 2008, Sun annuncia l’acquisizione di MySQL AB per circa 1 miliardo di dollari: è l’ingresso diretto nel cuore della LAMP stack che alimenta il web, con l’obiettivo di unire sistema operativo, runtime Java e database “leggero” in un’offerta coerente per sviluppatori e hosting.
Nello stesso periodo, Sun porta in casa VirtualBox acquisendo la tedesca innotek (febbraio 2008): un segnale di attenzione alla virtualizzazione e a strumenti “developer-friendly” lato desktop, in parallelo alla strategia xVM sui server.
Sul fronte della produttività, l’azienda aveva già messo sotto un ombrello proprio OpenOffice.org (dal 1999 con StarDivision e dal 2000 con l’apertura del codice), componendo così uno stack “aperto” completo: sistema, linguaggio, middleware e applicazioni.
OpenOffice.org brandizzato Novell (Foto collezione privata Felice Pescatore)
Nell'insieme, tutte le mosse portano ad una specifica scommessa industriale: monetizzare attraverso supporto, subscription e servizi un portafoglio in cui la porta d’ingresso è gratuita e il valore si sposta su adozione e ambienti mission-critical.
Il contesto, però, si fa ostile. Il riflusso post dot-com aveva già colpito la domanda di workstation e server proprietari. La crisi finanziaria globale 2008–2009 riduce ulteriormente gli investimenti, mentre Linux/x86 guadagna terreno.
I conti di Sun ne risentono: nel 2009 l’azienda comunica nuove perdite e ricavi in calo, fotografando la difficoltà a sostenere contemporaneamente sviluppo di silicio, sistema operativo e grandi progetti open source. In parallelo, le discussioni per una possibile vendita anticipano il passaggio di mano che sta per arrivare.
Il 20 aprile 2009 arriva l’annuncio che cambia la storia: Oracle sigla l’accordo per acquisire Sun Microsystems per 9,50 dollari ad azione, una transazione dal valore dichiarato di circa 7,4 miliardi di dollari (5,6 miliardi netti di cassa e debito). La procedura antitrust in Europa si concentra in particolare su MySQL; dopo un’istruttoria approfondita, la Commissione dà il via libera nel gennaio 2010, aprendo la strada alla chiusura dell’operazione. È l’epilogo di un’epoca: lo storico fornitore di workstation, Unix e tecnologie di rete entra in un gruppo guidato dal software enterprise e dal database.
Dentro Oracle, molti asset Sun sopravvivono e si trasformano. Solaris diventa Oracle Solaris e continua su SPARC e x86 come sistema per carichi di fascia alta; Java rimane al centro dell’offerta middleware e degli ambienti enterprise. VirtualBox prosegue come Oracle VM VirtualBox.
Oracle VM VirtualBox
Ma le idee di Oracle non sono così chiare, tanto che nel 2010 OpenSolaris viene interrotto nel modello originario “a sviluppo aperto”, con l’annuncio che il codice sarebbe stato rilasciato solo “a ondate” in corrispondenza delle major release. Da quel momento nascono fork e comunità autonome: illumos (fork del core ON/Solaris Nevada), OpenIndiana come distribuzione di riferimento, e poi percorsi come SmartOS in cui ZFS, DTrace e Zones diventano base per un sistema pensato per multitenancy e cloud. È la dimostrazione che, pur cambiando casa, il capitale tecnico di Sun continua a generare innovazione.
Nel quadro più ampio dell’open source va ricordato anche il capitolo Java: fra 2006 e 2007 Sun aveva reso open gran parte della piattaforma (OpenJDK) sotto GPLv2, una scelta che consolida l’idea di un linguaggio/piattaforma portabile e sostenuta da una comunità ampia, oltre la singola azienda. Con Oracle come nuovo “steward”, Java resta un pilastro del lato server e dei sistemi enterprise, pur attraversando stagioni di dibattito sul modello di governance.
Ad oggi molta dell'eredità di Oracle sopravvive soprattutto nell'eredità indirette delle innovazioni introdotte: se è scontato che un’applicazione possa migrare tra architetture diverse, che una VM mascheri differenze profonde, che un file system sia insieme robusto e amministrabile, è anche perché, in quegli anni, Sun ha messo in fila workstation, SPARC, Solaris, Java e NFS, e li ha fatti parlare con il resto del mondo.
Il declino come azienda indipendente non cancella il lascito tecnologico: lo rende, semmai, parte dell’infrastruttura quotidiana su cui corrono web, finanza e servizi digitali.