Se Frael rappresenta la piccola scala, Olidata è stato il caso di maggiore crescita fra le aziende italiane nate negli anni ’80 nel settore PC.

Fondata il 29 aprile 1982 a Cesena (Romagna) da Carlo Rossi e Stefano Savini, Olidata nacque come software house specializzata in applicativi contabili e amministrativi.
Il primo prodotto di spicco fu PICAM, un pacchetto di gestione contabile in tempo reale (anziché batch) che venne considerato rivoluzionario e fu addirittura adottato dalla rete commerciale Olivetti.
Forte di questo successo iniziale, già nel 1983 Olidata ampliò le attività diventando anche system integrator e iniziando a produrre e vendere la sua prima gamma di personal computer a marchio proprio.
Negli anni ’80 Olidata crebbe rapidamente, imponendosi come uno dei principali fornitori italiani di PC sia per il mercato aziendale sia per quello privato. Nel 1990 l’azienda entrò nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO) con una propria linea di prodotti informatici, portando i PC nei centri commerciali e nei supermercati.
Olidata 386sx - Inizio anni '90 (Foto collezione privata Felice Pescatore)
Questa mossa rese i computer più accessibili al grande pubblico e consolidò il marchio. Nel 1999 Olidata raggiunse un traguardo importante con la quotazione alla Borsa di Milano, a conferma della sua posizione di rilievo sul mercato.
Gli anni 2000 videro Olidata espandersi all’estero: aprì filiali o raggiunse mercati in Germania, Spagna, Paesi Bassi, Inghilterra e persino in America Latina (Cile, Perù, Uruguay) e Nord Africa.
Nel 2010 tuttavia avvenne un cambiamento significativo: la multinazionale taiwanese Acer acquistò la maggioranza di Olidata.
L’intento era sfruttare la rete di Olidata per rafforzare la presenza nel settore pubblico e SMB, ma l’operazione segnò anche la fine dell’indipendenza dell’azienda romagnola. Entro fine 2010 la gestione passò a Marco Sangiorgi (nipote del co-fondatore Rossi), con l’obiettivo di ristrutturare la società.
Nel 2013 Olidata provò a diversificare l’offerta lanciando il progetto “ICT in a BOX” (soluzioni preconfezionate per PMI) tramite la controllata Data Polaris. Nonostante questi sforzi, a metà degli anni 2010 Olidata entrò in crisi finanziaria.
Nel marzo 2016 il consiglio di amministrazione decise la messa in liquidazione della società, e le azioni furono sospese da Piazza Affari. Fu un momento difficile che sembrò segnare la fine di un’epoca – come titolarono i giornali, “la storica azienda ormai era solo un ricordo del gigante di un tempo”.
Tuttavia, grazie al lavoro di risanamento condotto dal presidente Riccardo Tassi, Olidata riuscì a evitare il fallimento: nel 2018 l’assemblea revocò la liquidazione dopo accordi con i creditori e un aumento di capitale da 3,5 milioni. Contestualmente, Olidata avviò una partnership strategica con la tedesca Medion AG (gruppo Lenovo) per rilanciarsi in nuovi settori tecnologici.
L’azienda ha ridefinito il proprio focus sull’Internet of Things, il cloud computing e la sicurezza informatica, rivolgendosi soprattutto alla Pubblica Amministrazione e alle PMI.
Nel 2023 Olidata è anche riuscita a tornare in Borsa (Euronext Milan) dopo sette anni di assenza, segnando una rinascita non comune.
Oggi Olidata, pur molto cambiata rispetto al passato (meno produzione hardware, più servizi e soluzioni), rimane un simbolo della resilienza dell’ICT italiano, capace di attraversare espansioni, crisi profonde e rilanci.