L'esperimento del Vinile: Flexi Disc

Se, come abbiamo visto, tutti gli sviluppi nell'ambito dello storage sono stati indirizzati sin da subito verso l'ambito magneto-ottico, all’inizio degli anni ’80, in pieno boom dell’informatica domestica, prende piede un’idea insolita: utilizzare dischi in vinile come supporto per memorizzare dati per computer, compresi videogiochi.

Alcune riviste specializzate inseriscono nelle loro pagine sottili dischi in plastica flessibile, chiamati flexi disc, che possono essere riprodotti su un normale giradischi collegato direttamente a un home computer.

yourcomputer vinile collezione fpYour Computer FlexiSoft Disc (Collezione privata Felice Pescatore)

Il segnale audio viene interpretato come dati e carica sullo schermo un programma pronto all’uso. Questo sistema rappresenta uno dei primi punti d’incontro tra l’industria musicale e quella videoludica, anticipando di decenni le collaborazioni multimediali moderne.

Nel 1984, la rivista Computer & Video Games, la prima pubblicazione britannica interamente dedicata ai videogiochi, allega in copertina il Thompson Twins Adventure Game. Il titolo, creato come operazione promozionale per il singolo Doctor Doctor, è un’avventura testuale con semplici immagini in cui il giocatore guida i membri del gruppo alla ricerca degli ingredienti di una pozione.

Il gioco può essere caricato collegando il giradischi a un ZX Spectrum, oppure registrando l’audio su cassetta e utilizzandola su Spectrum o Commodore. La procedura di caricamento richiede una regolazione precisa del volume e non è raro dover ripetere più volte il tentativo. I dischi, incollati con nastro adesivo alla copertina della rivista, si danneggiano facilmente. Un’epoca di sperimentazioni Il progetto nasce in un contesto di forte competizione tra le riviste specializzate.

L’inclusione di cassette in omaggio è già comune, ma costosa; i flexi disc rappresentano una soluzione più economica e semplice da distribuire.

La casa editrice Quicksilva, attiva nel mercato dei videogiochi, vede in questa iniziativa un’occasione per unire musica e gaming e ampliare il proprio pubblico. La realizzazione del gioco coinvolge un piccolo gruppo di programmatori freelance, in un periodo in cui gran parte delle tecniche e degli strumenti utilizzati sono sperimentali.

L’industria si inventa giorno per giorno e ogni progetto porta con sé elementi mai tentati prima. I precursori della distribuzione su vinile.

L’idea di memorizzare software su dischi in vinile nasce già nei primi anni ’70.

Negli Stati Uniti, la RCA sperimenta internamente questo formato e arriva a prototipare giochi registrati su vinile. Parallelamente sviluppa i Capacitance Electronic Discs, un formato video a lettura ottica che non riesce a competere con il LaserDisc.

La prima distribuzione pubblica documentata avviene nel 1978, quando la rivista americana Interface Age allega un “floppy ROM” contenente un cartamodello leggibile da Apple II. L’anno successivo, la rivista olandese Elektor propone versioni digitali di giochi da tavolo come Mastermind e Battleships. Nel 1982, la britannica Your Computer pubblica Othello per ZX81 inciso su flexi disc.

Nel giro di pochi anni, diversi artisti e case discografiche sperimentano il binomio musica/videogiochi:

  • nel 1983, Shakin’ Stevens include il gioco The Shaky Game per ZX Spectrum nella cassetta dell’album The Bop Won’t Stop.
  • nel 1984, Dave Greenfield degli Stranglers programma Aural Quest, incluso nella cassetta dell’album Aural Sculpture.
  • Frankie Goes to Hollywood allega al proprio gioco per ZX Spectrum una registrazione live esclusiva del brano Relax.

Particolarmente rilevante è l’attività di Chris Sievey (poi noto come Frank Sidebottom). Nel 1983 pubblica il singolo Camouflage, il cui lato B contiene programmi per ZX81, tra cui un rudimentale videoclip musicale, considerato il primo “video promozionale per computer”, e un gioco di fantascienza intitolato Flying Train.

Nel 1984 esce The Biz, una cassetta che combina musica, interviste e un’avventura testuale dedicata alla carriera musicale. Anche Pete Shelley, ex Buzzcocks, nel 1985 include un video promozionale codificato nei solchi del suo album XL-1.

Negli anni ’80, l’idea di caricare un videogioco da un disco in vinile ha il sapore della fantascienza.

Oggi appare come un curioso esperimento tecnologico, ma testimonia un periodo di grande creatività, in cui due settori, musica e videogiochi, esplorano nuove forme di collaborazione.

Quattro decenni dopo, il legame tra queste due industrie è più vivo che mai, seppur in forme diverse: concerti virtuali, artisti digitali in videogiochi e produzioni musicali su vinile dedicate interamente alle colonne sonore videoludiche.

Il Thompson Twins Adventure Game rimane uno dei primi esempi di contaminazione tra musica e gaming, un progetto che dimostra le possibilità di unire media diversi, pur con tutte le difficoltà tecniche dell’epoca.

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