Tra le evoluzioni più significative del mondo RISC c’è l’architettura ARM (Advanced RISC Machines), nata negli anni ’80 nel Regno Unito come progetto per computer a basso consumo. L’idea alla base era semplice ma rivoluzionaria: creare processori efficienti dal punto di vista energetico, in grado di offrire buone prestazioni con consumi minimi.
Questa caratteristica ha reso ARM la scelta ideale per i dispositivi portatili, dove la durata della batteria è fondamentale. Oggi quasi tutti gli smartphone e i tablet utilizzano chip basati su ARM: dai processori Qualcomm Snapdragon ai Samsung Exynos, dai MediaTek fino agli Apple Silicon, che hanno portato ARM anche nei computer desktop e laptop di fascia alta.
Un aspetto meno noto, ma molto interessante, è che anche Olivetti ebbe un ruolo nei primi anni di ARM: attraverso partecipazioni azionarie, fu tra i sostenitori iniziali della neonata società insieme ad Acorn, Apple e VLSI Technology. Con il ridimensionamento del gruppo negli anni ’90, Olivetti vendette le sue quote, rinunciando a un’opportunità che con il senno di poi si sarebbe rivelata straordinaria.
A differenza dei processori x86 di Intel e AMD (storicamente CISC), i processori ARM seguono ancora la filosofia RISC: poche istruzioni semplici ed eseguite molto rapidamente. Negli ultimi anni, però, le prestazioni sono cresciute al punto da competere e in alcuni casi superare quelle dei processori tradizionali, pur mantenendo un consumo molto più basso.
La svolta epocale è arrivata con il chip Apple M1 (2020), il primo processore ARM pensato per computer di massa: integra CPU multi-core, GPU e Neural Engine in un unico SoC ad altissima efficienza. Da allora, l’idea di usare ARM anche nei PC non è più utopia: Microsoft ha lanciato Windows on ARM, e sempre più produttori stanno sviluppando laptop basati su questa architettura.
In pratica, oggi ARM non è più sinonimo solo di smartphone: rappresenta un modello vincente di processore che punta a unire potenza, efficienza energetica e integrazione, diventando un protagonista non solo del mobile, ma anche del futuro dei computer tradizionali, dei server e perfino del cloud computing.