Computer Lib / Dream Machines

Negli anni Settanta, mentre i computer sono ancora macchine enormi custodite nei centri di calcolo delle università e delle grandi aziende, un personaggio fuori dagli schemi pubblica un libro che rompe ogni regola editoriale e culturale.

Si tratta di Ted Nelson, scrittore, filosofo e informatico atipico, che nel 1974 autoproduce un’opera destinata a diventare leggendaria: Computer Lib / Dream Machines.

computer lib dream machine collezione fpComputer Lib / Dream Machines (Foto collezione privata Felice Pescatore)

Il libro, ormai un vero e proprio cult, ed è il primo dedicato ai personal computer, nato dall’avversione del suo autore rispetto allo stereotipo del tempo secondo il quale computer dovevano essere grandi, grossi e “burocratici” e sotto il dominio di IBM. Soprattutto lo strapotere di BigBlue è un qualcosa che Nelson non riesce a tollerare, associando al gigante dell’elettronica il ruolo di “nemico della libertà personale”.

L’idea di coinvolgere le masse agli albori di quella che si sarebbe rilevata la “Rivoluzione Digitale o Informatica” è il filo conduttore di un’opera editoriale ricca ed estroversa che Nelson auto-pubblica in 40.000 copie al grido di:

il potere del computer al popolo! Abbasso la cyberfuffa”, in cui con “cyberfuffa” Nelson si riferisce ai modi di “fregare” la gente usando i computer.

Il libro si presenta come una collage di frammenti di testi dattiloscritti, fotocopie, schemi e disegni alla maniera del Whole Earth Catalog, aprendo le porte alla rivoluzione culturale dei personal computer e fornendo il primo esempio di infographic. 

Altra nota caratteristica è il formato “double falce”: la prima metà del libro è Computer Lib: You can and must understand computers now, mentre l’altra metà (per leggere la quale bisogna letteralmente capovolgere il volume) si intitola Dream Machines: New freedoms through computer screens—a minority report.

L’idea stessa della doppia impaginazione, con illustrazioni, schemi e collage, rompe la linearità tipica dei libri tradizionali, proprio come Nelson immagina che i computer possano rompere le rigidità del pensiero lineare.

ted nelson storia informaticaTed Nelson

 

Computer Lib: i computer come strumento di libertà

La prima metà del libro, Computer Lib, è un vero e proprio manifesto. Nelson si rivolge direttamente al lettore con tono polemico e provocatorio, invitandolo a non avere paura dei computer e a non delegarne la comprensione a pochi specialisti.

Il messaggio è chiaro: ognuno deve poter capire e usare i computer, perché solo così essi diventeranno strumenti di emancipazione e non di controllo.

In un’epoca in cui i computer sono ancora percepiti come “scatole nere” incomprensibili, accessibili solo a programmatori in camice bianco, Nelson afferma che imparare a programmare deve essere un diritto. Per lui i computer sono macchine democratiche, capaci di restituire potere e creatività alle persone comuni.

La celebre frase che campeggia in questa sezione riassume il suo spirito: “Computer power to the people! Down with the cybercrud!” (“Potere dei computer al popolo! Abbasso le schifezze cibernetiche!”).

 

Dream Machines: i computer come macchine dei sogni

Capovolgendo il libro si entra in Dream Machines, un viaggio immaginifico nel futuro dei computer. Qui Nelson non parla di calcolo, ma di creatività, cultura e immaginazione.

Secondo lui, i computer non devono essere visti come fredde macchine numeriche, ma come macchine per pensare, per raccontare storie, per creare mondi. È in questa parte che introduce i concetti che diventeranno centrali nel suo progetto di una vita, Xanadu, e che influenzeranno l’intero sviluppo del web: l’ipertesto e la possibilità di collegare le informazioni in modo non lineare, seguendo connessioni multiple e parallele.

Oltre all’ipertesto, Nelson descrive i computer come strumenti per la multimedialità, capaci di fondere testo, immagini, musica e animazione. Sono intuizioni che negli anni Settanta sembrano pura fantascienza, ma che anticipano la rivoluzione dei personal computer, dei videogiochi, della grafica digitale e, decenni dopo, della realtà virtuale.

Un libro fuori dagli schemi

La forza di Computer Lib / Dream Machines non sta solo nei contenuti, ma anche nella forma. Il libro non ha la struttura di un manuale o di un saggio: è un collage di idee, appunti, vignette e schemi che imitano la navigazione ipertestuale, molto prima che il termine diventasse comune.

È stampato in modo artigianale, fuori dai circuiti editoriali tradizionali, e si diffonde soprattutto tra studenti, appassionati di informatica e pionieri della controcultura tecnologica americana. Per molti diventa una sorta di “bibbia underground” che unisce l’utopia libertaria degli anni Sessanta alla nascente rivoluzione digitale.

Pur essendo un libro poco conosciuto dal grande pubblico, Computer Lib / Dream Machines è considerato dagli storici dell’informatica uno dei testi fondamentali della cultura digitale.

  • Anticipa il personal computer: nel 1974 i computer domestici ancora non esistono. Tre anni dopo, con l’arrivo di Apple II, PET e TRS-80, le parole di Nelson trovano improvvisamente un’eco nella realtà.
  • Introduce l’ipertesto: la visione di informazioni collegate in modo non lineare prepara il terreno per il web, anche se Nelson sarà critico verso la realizzazione di Tim Berners-Lee, ritenendola una versione semplificata del suo progetto Xanadu.
  • Libertà digitale: l’idea che “tutti possano capire i computer” influenza la nascente comunità hacker e i movimenti per l’open source.
  • Cultura popolare: il tono irriverente e grafico lo rende un oggetto di culto, molto diverso dai testi tecnici dell’epoca.

Ted Nelson non diventerà mai un magnate della tecnologia, né realizzerà pienamente il suo sogno di Xanadu. Tuttavia, le sue intuizioni hanno lasciato un segno profondo.

Il suo richiamo alla libertà, all’accessibilità e alla creatività dei computer ha ispirato generazioni di programmatori, artisti digitali e teorici dei media. E oggi, a distanza di cinquant’anni, molte delle idee di Computer Lib / Dream Machinesrisuonano ancora attuali: dalla lotta contro il controllo centralizzato delle piattaforme digitali al desiderio di un web più libero e aperto.

Computer Lib / Dream Machines non è un libro tecnico, né un manuale di programmazione. È un grido di battaglia, un manifesto culturale che invita a vedere nei computer non soltanto strumenti di calcolo, ma macchine di libertà e di sogno.

comp lib2Una pagina interna di Computer Lib

In un’epoca in cui l’informatica sembra sempre più dominata da grandi corporation e algoritmi opachi, l’invito di Ted Nelson resta valido: imparare a capire i computer significa non subirli, ma usarli come strumenti per pensare, creare e immaginare mondi nuovi.

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