
Pier Giorgio Perotto può ritenersi a tutti gli effetti il padre del primo personal computer.
Nato a Torino il 24 dicembre 1930, in un’Italia ancora lontana dalla rivoluzione informatica, ma destinata, anche grazie a lui, a lasciarvi un’impronta indelebile.
Nel 1948 si iscrive al corso di laurea in Ingegneria presso il Politecnico di Torino, dove si laurea nel 1955. Dopo la laurea inizia a lavorare come ricercatore e, successivamente, come docente nello stesso ateneo. Nel frattempo, accumula esperienza industriale: dal 1955 al 1957 lavora presso la Fiat, in un contesto ancora fortemente meccanicistico, ma già aperto ai primi approcci sistemici nella progettazione.
Nel 1957 Perotto entra in Olivetti, una delle aziende più all’avanguardia dell’Italia del dopoguerra. Viene assegnato al Laboratorio di Ricerche Elettroniche di Barbaricina, a Pisa, un polo d’eccellenza nato dalla collaborazione tra l’Università di Pisa e Olivetti stessa. Lì lavora sotto la guida del brillante Mario Tchou, con l’obiettivo ambizioso di realizzare i primi calcolatori elettronici italiani.
Nascono da questo laboratorio le macchine Elea, frutto della visione di un’Italia tecnologica autonoma e competitiva.
Nel 1964, però, l’azienda di Ivrea decide di cedere il proprio comparto elettronico alla General Electric, una decisione che segna una delle prime grandi occasioni mancate dell’industria italiana. Perotto è tra i principali oppositori di quella scelta, ritenendola miope e dannosa per il futuro tecnologico dell’azienda. La sua protesta non viene gradita dalla nuova dirigenza americana, che lo rimanda alla sede madre.
Rientrato in Olivetti, Perotto viene trasferito nel Laboratorio di Borgolombardo (Milano), dove decide di portare avanti un’idea visionaria: realizzare una macchina da calcolo piccola, economica, da scrivania, pensata non per ingegneri o scienziati, ma per impiegati, tecnici, contabili.
Nel 1964, quando ancora i computer occupano intere stanze e costano milioni, Perotto concepisce e guida il progetto della Programma 101, prima macchina da calcolo elettronica da tavolo programmabile, oggi unanimemente considerata il primo personal computer della storia. La “Perottina”, come sarà soprannominata, viene presentata al pubblico internazionale nel 1965, al BEMA Show di New York. È un trionfo. La stampa statunitense ne è entusiasta, la NASA ne acquista alcuni esemplari, e nel solo 1966 ne vengono prodotti oltre 2000 pezzi.
Tra le sue innovazioni: l’uso di schede magnetiche per salvare e ricaricare programmi, un linguaggio di programmazione semplificato, e soprattutto un’accessibilità mai vista prima in una macchina elettronica.
Nel 1967, forte del successo della P101, Perotto viene nominato Direttore Generale della Ricerca e Sviluppo di Olivetti, incarico che ricoprirà fino al 1978. In questo periodo guida la trasformazione dell’azienda da realtà meccanica a leader nella progettazione elettronica e informatica. Contribuisce anche alla nascita di nuove macchine, tra cui la ET101 (1978), evoluzione della P101 con funzioni di scrittura video avanzate.
Nel 1980, in un’Italia sempre più consapevole della centralità della cultura manageriale, Perotto fonda la Elea – Scuola di Management del Gruppo Olivetti, che negli anni successivi diventerà un punto di riferimento per la formazione, la consulenza e l’innovazione aziendale. Ne è fondatore, presidente e amministratore delegato fino al 1993.
Nel 1991, l’Associazione Italiana Progettisti Industriali gli assegna il prestigioso Premio Internazionale Leonardo da Vinci, per l’invenzione della Programma 101 e il contributo pionieristico allo sviluppo del calcolo personale.
Dopo aver lasciato Olivetti nel 1993, continua a operare nel mondo della formazione e della consulenza:
- Nel 1994 diventa Vicepresidente della SOGEA (Scuola di Organizzazione e Gestione Aziendale) di Genova
- Nel 1995 assume la presidenza della Finsa Consulting, società genovese di consulenza direzionale e informatica.
Mantiene entrambe le cariche fino alla fine della sua vita, contribuendo alla diffusione della cultura dell’innovazione e dell’impresa in Italia.
Pier Giorgio Perotto muore a Genova il 23 gennaio 2002, all’età di 71 anni, lasciando un patrimonio di idee, invenzioni e visione.
La sua figura, troppo a lungo trascurata nei racconti ufficiali della storia dell’informatica, è oggi riscoperta come uno dei grandi pionieri del personal computing.
Ben prima di Steve Jobs o Bill Gates, immaginò un calcolatore individuale, semplice, accessibile, in grado di potenziare l’uomo comune nelle sue attività quotidiane.
Ingegnere, innovatore, manager, docente, formatore: Pier Giorgio Perotto rappresenta un modello di eccellenza italiana, capace di coniugare intuizione tecnica, pragmatismo industriale e visione umanistica. Un uomo che seppe guardare al futuro, anche quando nessuno ancora sapeva che stava arrivando.