IBM PS/2

Nel 1987 IBM lancia sul mercato la linea Personal System/2 (PS/2), terza generazione di personal computer dell’azienda (dopo la prima inaugurata con il 5150 e la secondata con il 5170 PC/AT), con un obiettivo preciso: riprendere il controllo di un mercato che, dopo il successo dell’IBM PC del 1981, le stava progressivamente sfuggendo a favore dei cloni compatibili.

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IBM PS/2 (Foto collezione privata Felice Pescatore)

Il nuovo sistema si presenta con un’architettura avanzata, ma proprietaria, che obbliga i produttori di periferiche a pagare diritti e licenze. È proprio questa chiusura a frenare la diffusione della piattaforma: mentre IBM punta a standardizzare il mercato attorno alla propria tecnologia, i concorrenti scelgono di estendere l’architettura esistente e vendono PC a prezzi più competitivi, conquistando rapidamente il favore del pubblico.

Nonostante il fallimento commerciale rispetto alle ambizioni iniziali, molte delle innovazioni introdotte con i PS/2 diventeranno in seguito standard di fatto: dalla 16550 UART ai floppy disk da 3,5 pollici e 1,44 MB, dai connettori per tastiera e mouse “PS/2” allo standard grafico VGA.

Al momento del lancio, IBM annuncia anche il nuovo sistema operativo OS/2, destinato a essere la piattaforma principale per i modelli con processore 80286 e successivi.

Tuttavia, il software non è pronto e i primi PS/2 vengono distribuiti con PC-DOS. OS/2 in versione testuale e Microsoft Windows 2.0 arriveranno solo mesi dopo. Per i modelli con CPU 80386, IBM propone anche una versione dedicata di UNIX, l’AIX PS/2.

ABIOS (Advanced BIOS), ottimizzato per OS/2 in modalità protetta, e il CBIOS, pensato per garantire la compatibilità con il software AT/XT.

La novità più significativa è la Micro Channel Architecture (MCA), un bus ad alte prestazioni ispirato ai mainframe IBM 360, più veloce e tecnicamente superiore allo standard ISA. MCA consente scambi di dati più rapidi e gestioni più efficienti, ma proprio la sua natura proprietaria ne limita l’adozione al di fuori dell’ecosistema IBM.

Mini-DIN a 6 pin per tastiera e mouse, destinato a rimanere un’icona dell’hardware per oltre un decennio. Viene introdotta anche l’Extended BIOS Data Area (EBDA), utile tra l’altro a gestire un buffer per la porta del mouse.

La grafica compie un salto notevole con l’arrivo del VGA (Video Graphics Array), capace di 640×480 pixel a 16 colori o 320×200 a 256 colori, con una tavolozza complessiva di 262.144 tonalità.

Alcuni modelli adottano schede IBM 8514 e XGA, che spingono la risoluzione fino a 1024×768, mentre le versioni base, come i PS/2 Modello 25 e 30, si accontentano del formato MCGA, una via di mezzo tra CGA e VGA, priva però di compatibilità con lo standard EGA.

Anche il formato di memorizzazione fa un passo avanti: per la prima volta un computer IBM utilizza come standard i floppy da 3,5 pollici, inizialmente a 720 KB e poi a 1,44 MB, fino a modelli da 2,88 MB. Parallelamente, IBM sviluppa i moduli di memoria SIMM a 72 pin, che diventeranno uno standard industriale negli anni ’90.

Al lancio, la gamma comprende i modelli 30, 50, 60 e 80, con il Modello 25 aggiunto poco dopo.

Le versioni 25 e 30 mantengono il bus ISA e utilizzano CPU Intel 8086, dischi da 720 KB e grafica MCGA.

In molti casi sono privi di hard disk, venduti come opzione a causa del costo elevato.

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