All’alba degli anni Ottanta il videogioco vive la sua prima “età dell’oro”.
Nel 1982 il fatturato delle sale giochi negli Stati Uniti supera addirittura quello combinato di cinema e musica: i videogame non sono più un passatempo di nicchia ma una colonna portante dell’intrattenimento giovanile.
Titoli arcade come Pac-Man, Donkey Kong (1981, che lancia il personaggio di Mario) e Space Invaders riempiono le sale giochi di tutto il mondo, mentre a casa l’Atari 2600 e altre console di seconda generazione (Mattel Intellivision, ColecoVision) spopolano.

Donkey Kong
Tuttavia, proprio all’apice del boom, l’industria dei videogiochi per console subisce un crack drammatico nel 1983.
In Nord America il mercato è inondato da troppe console e da giochi di qualità scadente, clonati all’infinito: la fiducia dei consumatori crolla, le vendite precipitano e molte aziende falliscono . Simbolo di questo collasso è il leggendario flop del videogioco E.T. per Atari (1982), così brutto e frettoloso che migliaia di cartucce invendute vengono addirittura sepolte in una discarica nel deserto del New Mexico .

Atari ET

Scoperta archeologica videoludica: una copia del famigerato “E.T. the Extra-Terrestrial” per Atari 2600, recuperata durante gli scavi nel deserto del New Mexico nel 2014. Immagine con licenza CC BY 2.0 – fonte: Wikimedia Commons.
È la crisi dei videogiochi del 1983, che segna la fine dell’egemonia americana in campo console.
Mentre in Nord America si attraversa il deserto, in Giappone e in Europa il videogioco continua a prosperare. In Giappone la Nintendo nel 1983 lancia il Famicom (Family Computer) e riscuote grande successo, quasi ignorando la crisi occidentale.
Proprio Nintendo sarà artefice della rinascita globale: nel 1985 esporta il Famicom in occidente con il nome di NES (Nintendo Entertainment System), riportando in vita il mercato console negli Stati Uniti dopo il crollo. Il NES offre grafica e suono 8-bit superiori alle vecchie console Atari e soprattutto giochi di qualità controllata, Nintendo impone standard rigorosi per evitare un nuovo diluvio di titoli scadenti. Il risultato è un trionfo: una nuova generazione di bambini cresce attaccata al NES, incantata da titoli come Super Mario Bros. (1985), The Legend of Zelda (1986) e Metroid.
The Legend of Zelda
A metà decennio, inoltre, i personal computer iniziano a diventare un’alternativa casalinga per giocare: computer economici come il Commodore 64 (1982) o lo ZX Spectrum in Europa permettono ai ragazzi di giocare e perfino di programmare in casa, ampliando l’esperienza videoludica fuori dalle console dedicate.
Verso la fine degli anni Ottanta si accende la prima grande console war.
Forte del successo nei coin-op, l’azienda giapponese Sega sfida Nintendo: dopo un primo tentativo con il Sega Master System (1986) che fatica contro il NES, Sega lancia nel 1988 la console a 16-bit Mega Drive (nota come Genesis in Nord America) . Con una campagna aggressiva che vanta la superiorità tecnologica dei suoi “16-bit” e l’arrivo di una mascotte carismatica, Sonic the Hedgehog (debutto nel 1991), Sega conquista fette di mercato significative ai danni di Nintendo. Nintendo risponde nel 1990 in Giappone con il Super Nintendo Entertainment System (SNES), anch’esso a 16-bit, che arriva in occidente nel 1991-92.
Sonic the Hedgehog (1991)
Per alcuni anni la rivalità Nintendo vs. Sega definisce la cultura videoludica: ogni bambino giura fedeltà a Mario o a Sonic, nascono nuovi franchise su entrambe le piattaforme, e titoli come Street Fighter II (1991) e Mortal Kombat (1992) spopolano sulle console rivali alimentando il duello. Proprio la violenza di Mortal Kombat, tra sangue e “fatality”, suscita preoccupazioni nell’opinione pubblica e porta nel 1993-94 alla creazione di sistemi di classificazione dei videogiochi per fasce d’età (il celebre ESRB nasce nel 1994) .

Street Fighter II (1991)
Questo passaggio segna la maturazione del medium: i videogiochi sono ormai abbastanza importanti e diffusi da meritare attenzione legislativa e dibattiti sul loro impatto sociale.
Parallelamente, Nintendo apre un nuovo fronte: il gaming portatile.
Nel 1989 esce il Game Boy, una piccola console portatile a schermo monocromatico che, grazie anche al gioco Tetris incluso, diventa un successo planetario e inaugura l’era del videogioco da viaggio. Milioni di ragazzi (e adulti) iniziano a portare i videogiochi in tasca, giocando in auto, sul bus, ovunque, e a spopolare è il mitico Tetris.
Tetris su GameBoy
Il Game Boy consolida la leadership Nintendo (i rivali come Sega Game Gear e Atari Lynx non reggono il confronto in quegli anni ) e dimostra che il videogioco può essere ovunque, anticipando il futuro mobile.
Alla fine degli anni Ottanta, dopo il tracollo di inizio decennio, l’industria è rinata più forte di prima: Nintendo ha venduto decine di milioni di NES , Sega incalza, e personaggi come Mario e Sobnic sono famosi quanto Topolino.
I videogiochi non sono più una moda passeggera ma una realtà stabile della cultura popolare.