L'era Amiga, vista da Commodore

Nel 1984 Commodore compie una mossa cruciale acquisendo la Amiga Corporation, la piccola startup fondata da Jay Miner e Dave Morse.

Commodore paga circa 25 milioni di dollari, assicurandosi così la tecnologia Amiga per lo sviluppo di nuovi computer. L’acquisizione permette a Commodore di incorporare il team Amiga nelle proprie strutture mantenendone il nucleo operativo, sventando nel contempo un possibile accordo con Atari.

In quell’anno Commodore presenta anche il C128, l’ultimo computer a 8 bit dell’azienda.

Commodore 128

Commodore 128 (Foto di Cbmeeks (pubblico dominio) via Wikimedia Commons)

Il C128 viene lanciato nel gennaio 1985 e viene progettato per essere quasi completamente compatibile con il C64: include una CPU principale (il classico 8502) e una seconda CPU Zilog Z80 dedicata alla modalità CP/M, che garantisce l’accesso a un vasto parco software professionale. In questo modo il C128 può funzionare tanto come un C64 standard quanto come un sistema più avanzato con disco e software aziendali.

Nel 1985 viene presentato l’Amiga 1000, il primo computer della nuova generazione grafica di Commodore: dotato di un processore Motorola 68000 a 7 MHz, 256 KB di RAM e drive floppy da 3,5” a 880 KB, l’Amiga 1000 itroduce un’interfaccia grafica mouse-driven e un sistema operativo multitasking avanzato (AmigaOS).

Il suo lancio, avvenuto in una presentazione hollywoodiana a New York, dimostra che Commodore punta a competere con le nuove macchine GUI come il Macintosh.

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Amiga 1000 (Foto collezione privata Felice Pescatore)

Con un prezzo di listino di circa 1.295 dollari , l’Amiga 1000 offre capacità multimediali senza precedenti (grafica a 4096 colori, audio stereo, risoluzioni multiple) che diventano presto un punto di forza distintivo rispetto ai sistemi IBM-compatibili contemporanei.

Dopo gli inizi pionieristici, Commodore riorganizza così i suoi prodotti verso il mercato consumer e professionale.

Nel 1987 vengono annunciati due modelli chiave: l’Amiga 500 e l’Amiga 2000. L’Amiga 500 (mostrato all’inizio del 1987) è una versione economica e compatta dell’architettura Amiga, destinata al grande pubblico dei videogiocatori e degli utenti domestici. Con un prezzo di listino di circa 699 dollari, l’A500 offre una potenza grafica e sonora paragonabile a quella della maggior parte dei competitor, anche se caratterizzato da uno stile da sistema domestico.

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Amiga 500 (Foto collezione privata Felice Pescatore)

Contemporaneamente viene lanciato l’Amiga 2000, un sistema di fascia alta con molteplici slot di espansione interno, pensato per professionisti. A fine anno (novembre 1987) arriva poi l’Amiga 2500/30, sostanzialmente un Amiga 2000 potenziato con una scheda co-processore a 25 MHz (68030) e coprocessore matematico.

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Amiga 2000 (Foto collezione privata Felice Pescatore)

Grazie a queste nuove macchine, Commodore estende la gamma Amiga verso utenti entry-level e business, cercando di consolidare la propria posizione dopo anni turbolenti. Nel gennaio 1989 la società annuncia di aver venduto un milione di unità Amiga nel mondo: il traguardo viene celebrato come la conferma della popolarità della piattaforma Amiga.

Nelle settimane seguenti si apportano importanti cambiamenti organizzativi: Irving Gould (presidente di Commodore) nomina Mehdi Ali come nuovo presidente (febbraio 1989) e chiama, dalla Apple, Harold Copperman come presidente/COO per le attività USA (aprile 1989).

L’intento è quello di applicare una gestione più manageriale al business informatico, sull’esempio delle strategie adottate da Apple anni prima. Con questa nuova dirigenza, Commodore aspira a porsi come multinazionale dell’elettronica di consumo e professionale, sfruttando le capacità multimediali esclusive dell’Amiga rispetto ai PC standard.

All’inizio del decennio successivo, Commodore continua a presentare prodotti di rilievo. Nel 1990 debutta l’Amiga 3000, un sistema potente basato sul processore 68030 a 16 MHz, dotato di chipset grafico potenziato, 2 MB di RAM e disco fisso (40 o 100 MB), venduto a partire da 4.100$ (monitor incluso).

Nello stesso anno viene introdotto il CDTV (Commodore Dynamic Total Vision), un sistema dal look “hi-fi” progettato per la fruizione di contenuti multimediali su CD:  in pratica un Amiga 500 con lettore CD-ROM integrato, venduto a circa 1.000$ .

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Commodore CDTV (Foto collezione privata Felice Pescatore)

Il CDTV punta a trasformare il salotto domestico con enciclopedie e contenuti interattivi, ma non ottiene il successo sperato contro console dedicate e dispositivi concorrenti.

Nel 1991 Commodore presenta l’Amiga 3000UX, una versione Unix dell’Amiga 3000: processore 68030 a 25 MHz, coprocessore matematico 68882, UNIX System V con interfaccia Open Look ed Ethernet integrata , prezzo di listino intorno a 5.000$ senza monitor. Questa macchina è rivolta al settore workstation professionale.

Contemporaneamente, nel 1992, Commodore aggiorna la linea consumer: esce l’Amiga 600, un computer compatto con 4096 colori, audio stereo, sistema operativo pre-emptive multitasking (Workbench 2.05), slot PCMCIA e controller IDE per disco fisso, offerto a 500$ di base.

Nello stesso anno debutta il chipset AGA (Advanced Graphics Architecture): l’Amiga 4000/040 monta un 68040 a 25 MHz, 6 MB di RAM (4 MB “fast” + 2 MB “chip”), disco fisso da 120 MB e le sei nuove custom chip AGA, accompagnato dal sistema AmigaDOS 3.0.

A dicembre 1992 viene introdotto l’Amiga 1200, simile all’A600 ma con CPU 68EC020 a 14 MHz e 2 MB di RAM preinstallati. L’A1200 sarà l’ultimo grande successo commerciale della piattaforma, grazie al giusto mix di potenza ed economia.

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Amiga 600 (Foto collezione privata Felice Pescatore)

Nel 1993 Commodore fà un ultimo tentativo nel settore dell’intrattenimento lanciando il CD32, una console per videogiochi basata su hardware Amiga A1200.

Il CD32 è la prima console a presentare una CPU a 32 bit (68020 a 14 MHz) e include un lettore CD-ROM doppia velocità, chipset AGA e il supporto opzionale alla decodifica video MPEG. Nonostante l’innovazione, il CD32 non vende quanto necessario per risollevare le sorti aziendali.

Contemporaneamente calano fortemente le vendite di Amiga e delle sue periferiche.

Al termine del 1993 Commodore annuncia perdite per oltre 100 milioni di dollari, dovute al crollo della domanda e a problemi valutari. Già all’inizio del 1994 la crisi diventa irreversibile: ad aprile Commodore dichiara bancarotta e interrompe la produzione di computer e chip. Nell’aprile 1995 l’azienda viene messa in liquidazione e i suoi beni sono messi all’asta. Al processo d’asta partecipano Dell ed Escom, con quest'ulitma che, per circa 12 milioni di dollari, acquisisce Commodore e i suoi asset.

Tuttavia il business è ormai ridotto e anche Escom, in gravi difficoltà finanziarie, fallisce nel 1996.

In quel frangente, la controllata Amiga Technologies viene trasferita negli USA sotto Gateway 2000, mentre il marchio Commodore stesso veine rilevato dalla Tulip Computers olandese.

In breve, la gloriosa Casa di West Chester viene completamente smembrata: Gateway mantiene la tecnologia Amiga, Tulip il nome Commodore.

Dopo anni di silenzio, nel luglio 2003 Tulip Computers annuncia pubblicamente l’intenzione di rilanciare il marchio Commodore, puntando sull’affetto di lunga data per il celebre C64. Tulip stima che vi siano ancora circa 6 milioni di utenti active in tutto il mondo, amanti del vecchio C64 e di migliaia di giochi a esso dedicati . Viene siglata una partnership con Ironstone Partners per gestire la distribuzione di prodotti legati al Commodore 64 e un portale web dedicato. Ciononostante, dopo quei comunicati non si sono concretizzati nuovi prodotti fino a diversi anni dopo.

Nel 2010 un ennesimo tentativo commerciale: Commodore USA, una nuova società americana con sede in Florida (legata per concessione a Commodore Licensing BV), presenta il Commodore C64x (noto anche come Barebone). Si tratta di un computer moderno racchiuso nel case beige del vecchio C64. La versione base monta un processore Intel Atom D525 (dual-core 1,8 GHz), GPU NVIDIA Ion2, 4 GB di RAM DDR3, hard disk da 1 TB, e comprende unità ottica (DVD ± RW, con opzione Blu-ray), lettore di schede 6-in-1, 6 porte USB, uscite HDMI e supporto Wi-Fi/Bluetooth.

Questa macchina rende omaggio all’iconico design del Commodore 64 mentre offre hardware di fascia bassa adatto all’epoca, ed è estata venduta su mercati di nicchia verso la fine del 2010.

commodore barebones

Commodore BareBones (mini‑itx.com - MyRetroComputer)

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